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Titolari effettivi: la comunicazione dei dati è obbligatoria

Entro l’11 dicembre 2023 gli amministratori delle imprese dotate di personalità giuridica e il fondatore, ove in vita, oppure i soggetti cui è attribuita la rappresentanza e l'amministrazione delle persone giuridiche private devono comunicare all'ufficio del Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente i dati e le informazioni relativi alla titolarità effettiva, per la loro iscrizione e conservazione nella sezione autonoma del registro delle imprese. Con D.M. 29 settembre 2023, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 ottobre 2023, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha attestato l’operatività del sistema.

Nella Gazzetta Ufficiale del 9 ottobre 2023 n. 236 è stato pubblicato il D.M. 29 settembre 2023 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, riguardante l’attestazione dell'operatività del sistema di comunicazione dei dati e delle informazioni sulla titolarità effettiva.
Il decreto prevede (art. 1) che dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del provvedimento decorre il termine perentorio di 60 giorni per effettuare le comunicazioni dei dati e delle informazioni di cui ai commi 1 e 2 dell’articolo 3 del D.M. MEF-MiSE n. 55 del 2022.
Secondo tali disposizioni entro l’11 dicembre 2023 gli amministratori delle imprese dotate di personalità giuridica e il fondatore, ove in vita, oppure i soggetti cui è attribuita la rappresentanza e l'amministrazione delle persone giuridiche private devono comunicare all'ufficio del registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente i dati e le informazioni relativi alla titolarità effettiva, acquisiti ai sensi dell'art. 22, commi 3 e 4, del decreto Antiriciclaggio, per la loro iscrizione e conservazione nella sezione autonoma del registro delle imprese.
Allo stesso modo il fiduciario di trust o di istituti giuridici affini comunica all'ufficio del registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente i dati e le informazioni relativi alla titolarità effettiva per la loro iscrizione e conservazione nella sezione speciale del registro delle imprese.
Il nuovo provvedimento attesta quindi l’operatività del sistema di comunicazione dei dati e delle informazioni sulla titolarità effettiva.
Il provvedimento segue l’approvazione del decreto direttoriale 12 aprile 2023, adottato ai sensi dell’art. 3, comma 5, D.M. n. 55/2022, rubricato “Approvazione delle specifiche tecniche del formato elettronico della comunicazione unica d'impresa” da utilizzarsi per le comunicazioni, pubblicato sulla G.U. n. 93 del 20 aprile 2023.
Inoltre, occorre evidenziare che è stato approvato il “Disciplinare tecnico sulla sicurezza del trattamento dei dati sulla titolarità effettiva”, predisposto da InfoCamere ai sensi dell’art. 11, comma 3, D.M. n. 55/2022, su cui è stato espresso il favorevole parere dal Garante per la protezione dei dati personali con atto iscritto nel Registro dei provvedimenti al n. 397 del 14 settembre 2023.

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Disdetta e recesso dal contratto: con la PEC si può

Si può usare la PEC (posta elettronica certificata) al posto della raccomandata A/R per “chiudere” l’abbonamento della pay-tv o un contratto telefonico, perché si vuole passare a un diverso operatore? È valida la comunicazione di recesso da un contratto di locazione inviata tramite PEC, anche se una clausola contrattuale prevede espressamente l’utilizzo della raccomandata A/R? La risposta è affermativa per queste ipotesi; i due strumenti sono equivalenti, come emerge anche dal principio affermato dalla Corte di Cassazione (Sez. I) con l’ord. 12 aprile 2022, n. 11808.

Peraltro, dal punto di vista giuridico, i casi andrebbero distinti, anche se, nel linguaggio corrente, si parla indifferentemente di “disdetta” e “recesso”, termini che riguardano il momento finale di un rapporto giuridico, ma che non sono sinonimi: in parole semplici, si può dire che con la disdetta si manifesta la volontà di non rinnovare in automatico un contratto una volta che sarà scaduto, mentre con il recesso si esprime la volontà di interrompere un contratto in essere, senza attendere la sua scadenza. Ad ogni modo, in entrambi i casi, raccomandata A/R e PEC sono equivalenti.

Principio di equivalenza tra PEC e raccomandata A/R

La Corte di Cassazione (Sez. I), con l’ord. 12 aprile 2022, n. 11808 (Pres. Valitutti, Est. Fidanzia), ha spiegato che la PEC (posta elettronica certificata) e la raccomandata A/R sono due strumenti equivalenti, superando ogni dubbio anche qualora in un contratto sia previsto espressamente solo la raccomandata A/R.

Secondo quanto si legge nell’ordinanza della Corte di Cassazione, si conferma nuovamente come le comunicazioni via PEC sono equiparate alle raccomandate con avviso di ricevimento. È, dunque, valida ed efficace la disdetta del contratto (nella specie, di locazione) data per posta elettronica certificata.

La fattispecie concreta riguardava un decreto del Tribunale di Bologna, che aveva ritenuto inefficace la disdetta del contratto di locazione inviata tramite PEC, perché non avrebbe rispettato una specifica clausola contrattuale che stabiliva che il recesso dovesse essere comunicato con una raccomandata A/R.
Nella sua ordinanza, la Corte di Cassazione ha sottolineato che:

l’art. 48, comma 2, del “Codice dell'amministrazione digitale” (D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82) prevede che “La trasmissione del documento informatico per via telematica, effettuata ai sensi del comma 1, equivale, salvo che la legge disponga diversamente, alla notificazione per mezzo della posta”.

Tale norma prevale, quindi, su un’eventuale diversa previsione inserita nei contratti inter partes o sul richiamo a norme più “vecchie”: senza alcun dubbio, ci dice, in pratica, la Cassazione, l’invio della lettera raccomandata postale con avviso di ricevimento e l’invio del documento a mezzo della PEC sono equiparati e hanno la stessa valenza, ribadendo quello che, peraltro, è un orientamento costante della giurisprudenza di legittimità (Cass., sent. 22 dicembre 2016, n. 26773; 26 novembre 2018, n. 30532).

Peraltro, poiché la causa sottoposta all’attenzione del Tribunale di Bologna riguardava due imprese, la Cassazione ha ricordato che l’art. 16, commi 6 e 9, del D.L. 29 novembre 2008, n. 185 (cd. “decreto Anticrisi”), prevede, in primo luogo, l’obbligo, per tutte le imprese costituite in forma societaria, di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata e, in secondo luogo, che le comunicazioni tra le imprese possano essere trasmesse attraverso la posta elettronica certificata, “senza che il destinatario debba dichiarare la propria disponibilità ad accertarne l’utilizzo”, e ciò in deroga all’art. 4 del D.P.R. 11 febbraio 2005, n. 68 (il comma 9 è stato poi abrogato dall’art. 37, comma 1, lett. g, del D.L. 16 luglio 2020, n. 76).

Tale “principio di equivalenza” appare valido non solo per il caso della disdetta preso in considerazione dall’ordinanza della Cassazione, ma anche per le ipotesi di recesso, trattandosi comunque di comunicazioni. E ci sembra interessante precisarlo, dato che, contrariamente all’uso corrente che viene fatto dei termini disdetta e recesso, dal punto di vista tecnico-giuridico, si tratta di due “istituti” differenti, dato che, semplificando:

  • per disdetta, si intende la manifestazione della volontà di non volere rinnovare in automatico un contratto in scadenza;
  • per recesso, si intende la manifestazione della volontà di interrompere un contratto esistente, senza attendere il termine della sua scadenza.

Di seguito vediamo più nel dettaglio le differenze tra recesso e disdetta.

Il recesso

Secondo l’art. 1372 c.c., “il contratto ha forza di legge tra le parti. Non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge”. Con queste parole si vuole dire che l’impegno assunto dalle parti di un contratto le vincola come se il contratto fosse “una legge”: per fare venire meno questo accordo, le uniche strade percorribili sono:

  • trovare un accordo diverso oppure
  • che si ricada nei casi specifici di “scioglimento” del contratto previsti dalla legge.

Quanto detto, però, riguarda entrambe le parti e i loro accordi: ma, se è una sola parte a volere venire meno agli impegni contrattuali, la normativa che dice?
La risposta, in questo caso, è fornita dall’art. 1373 c.c., il quale prevede la possibilità per una sola delle parti di venire meno agli obblighi contrattuali; l’ipotesi è quella del cd. “recesso unilaterale”: “Se a una delle parti è attribuita la facoltà di recedere dal contratto, tale facoltà può essere esercitata finché il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione”.
Quindi, si può fare un passo indietro e recedere dal contratto:

  • fino a che il contratto stesso non abbia avuto inizio (art. 1373, primo comma) oppure,
  • nei contratti a esecuzione continuata o periodica, anche successivamente, ma devono essere fatte salve le prestazioni già eseguite (art. 1373, secondo comma).

Il diritto di recesso unilaterale deve essere previsto da una clausola inserita nel contratto: nella pratica, il suo inserimento può scaturire:

  • dalla volontà delle parti oppure
  • da un’imposizione legislativa.

Esempio

Si pensi ai contratti stipulati a distanza, quali quelli dei servizi telefonici o degli abbonamenti alle piattaforme delle tv a pagamento. È il codice del consumo che prevede il recesso unilaterale, a tutela del consumatore, il quale potrà recedere senza alcun costo entro i primi quattordici giorni dall’attivazione oppure quando lo ritenga più opportuno dopo che è già iniziata la fornitura del servizio, ma, a questo punto, sostenendo i costi di disattivazione.

Nella prassi, sempre in base a quanto è previsto dal codice civile e in mancanza di un’espressa previsione di legge, si ricorre solitamente alla previsione di una caparra (la cd. “caparra penitenziale” di cui all’art. 1386, primo comma, c.c.), che deve essere pagata anticipatamente per la facoltà di recesso concessa (quando, all’opposto, si deve pagare dopo il recesso, si parlerà di multa penitenziale di cui all’art. 1373, terzo comma, c.c.).

In tali ipotesi, come detto, la comunicazione del recesso sarà valida, se effettuata tramite PEC.

 

La disdetta

Come il recesso, anche la disdetta riguarda il caso in cui si voglia mettere fine a un rapporto giuridico, con la differenza che tale rapporto, stavolta, non viene interrotto, poiché la disdetta “non ha effetto interruttivo”: con la disdetta, infatti, si impedisce il rinnovo del rapporto (in genere, del contratto).
Ulteriore differenza è che la disdetta è completamente gratuita.

Esempi

  • Una “classica” ipotesi di disdetta è quella che l’assicurato fa alla propria compagnia di assicurazioni, quando dice che non vuole rinnovare la polizza per l’anno seguente: con la disdetta, che sarà dunque valida anche via PEC, l’utente manifesta la propria volontà contraria al rinnovo di un contratto in scadenza.
  • Altra ipotesi, è quella del contratto di locazione 4 + 4 (è il contratto di locazione di immobile a uso abitativo “a canone libero”): la disdetta viene fatta in questo caso per impedire il rinnovo automatico alla scadenza per altri 4 anni (ciò vale anche per il contratto 3+2, vale a dire il contratto di locazione “a canone concordato”, che prevede la proroga automatica allo scadere dei primi tre anni e, poi, di ciascun biennio successivo). Si dovrà rispettare il termine indicato dalla legge o quello stabilito dalle parti, più breve o più lungo (congruo termine di preavviso) e la disdetta potrà essere fatta tramite lettera A/R., lettera raccomandata firmata a mano o tramite PECqualora mittente e destinatario ne siano forniti (vedi l’art. 3 “Disdetta del contratto da parte del locatore” della legge 9 dicembre 1998, n. 431, “Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo” e gli artt. 4, “Recesso del conduttore”, e 27, “Durata della locazione”, della legge 27 luglio 1978, n. 392, “Disciplina delle locazioni di immobili urbani”).

 

Strumenti per disdire e recedere

La disdetta e il recesso possono avvenire via lettera (ma non si ha la certezza della ricezione), via lettera A/R e via PEC (certezza della ricezione): in particolare, si ricordi che la PEC ha valore legale e la data di ricezione è opponibile a terzi in sede di giudizio.
Nella prassi, per i contratti con il consumatore, si può fare anche via telefono, presso il punto vendita o anche online, laddove siano date tali possibilità.

Il caso: disdetta via PEC di un abbonamento paytv o di un contratto telefonico

La disdetta tramite PEC è molto semplice.
Ovviamente, si deve possedere una casella PEC e bisogna trovare l’indirizzo PEC del destinatario (sulla piattaforma o sul sito del gestore del servizio, distinguendo eventualmente tra utente privato e aziendale).
Si devono semplicemente trasmettere, in formato elettronico, gli stessi documenti richiesti per l’invio della lettera cartacea, cioè:

  • una lettera (o uno dei moduli prestampati disponibili sul sito della società telefonica o della piattaforma tv) con tutti i dati anagrafici della persona che ha sottoscritto l’abbonamento e le informazioni relative al contratto;
  • copia di un documento di identità del titolare dell’abbonamento;
  • laddove richiesto, anche la copia del contratto sottoscritto con l’azienda.

NB: Alla PEC è possibile allegare soltanto alcuni tipi di file e, cioè, i documenti in formato PDF o PDF/A (per l’invio di progetti tecnici e disegni, si possono usare i formati DWG e JPG, ma è bene informarsi prima per vedere quali sono i formati accettati).

 

P.E.C.: l’importanza di possederne una per l’uso quotidiano

Nell’era in cui viviamo, la comunicazione digitale ha assunto un ruolo preminente e la Posta Elettronica Certificata si è imposta quale strumento cardine per l’invio di documenti e file agli enti pubblici e alle organizzazioni/aziende private. È diventata il fulcro delle trasmissioni ufficiali per aziende, enti e liberi professionisti. Ma i vantaggi di possedere un indirizzo PEC vanno ben oltre: l’intero sistema non è appannaggio solo dell’ambiente “business”, anzi. Sono molti gli argomenti a sostegno dell’importanza di possedere una PEC per l’uso quotidiano: basta grattare appena sotto la superficie, esplorarne i molteplici benefici e scoprire come inserire il proprio indirizzo nell’INAD, l’Indice Nazionale dei Domicili Digitali, rappresenti un balzo in avanti tanto per i singoli cittadini, quanto per l’intero sistema Paese.

PEC, quali sono i vantaggi per i privati?

Possedere un indirizzo di Posta Elettronica Certificata significa ottenere numerosi vantaggi, anche se si opera in qualità di privati cittadini. Che si voglia comunicare la disdetta di un contratto, o che si desideri depositare la richiesta per la partecipazione a un concorso (per cui il possesso di una PEC è obbligatorio), oppure che si abbia la necessità di cambiare la propria residenza online o quant’altro ancora, la PEC rappresenta una scorciatoia comoda e intelligente. Ecco perché attivare una PEC è un passaggio fondamentale che abilita tutta una serie di opportunità, sulle quali poter costruire la propria dimensione di cittadino digitale avente a disposizione strumenti “smart” per interagire tanto con altri privati, quanto con le aziende o con la PA.

In primo luogo, attivare una casella PEC, come per qualsiasi altro soggetto, consente al titolare di poter inviare e ricevere comunicazioni in modo sicuro e legale. La PEC, infatti, garantisce sempre l’autenticità delle comunicazioni: ha lo stesso valore di una raccomandata con ricevuta di ritorno, in quanto certifica l’integrità e l’inalterabilità dei messaggi inviati e ricevuti, e dà certezza della trasmissione e ricezione del messaggio. Questo elemento è particolarmente utile quando ci si trova a dover inoltrare documenti legali, contratti, dichiarazioni e altro ancora a professionisti (aziende, avvocati, dottori commercialisti) o alla Pubblica Amministrazione. O semplicemente, quando si devono trasmettere delle informazioni personali sensibili ad altri privati.

La sicurezza delle trasmissioni rappresenta un altro vantaggio, nonché un aspetto fondamentale nello scegliere di attivare una casella certificata. I messaggi inviati tramite PEC sono crittografati e garantiscono la riservatezza e l’integrità dei contenuti. Senza contare che ognuno di essi viene dotato di una ricevuta di avvenuta consegna, che costituisce una prova certa dell’invio e della ricezione del documento.

Un ulteriore beneficio dell’utilizzo della PEC è la tracciabilità delle comunicazioni. Ogni messaggio è dotato di un timestamp, che ne certifica la data e l’orario di invio. Ciò risulta particolarmente utile quando si deve dimostrare la tempestività nell’invio di documenti o per stabilire una sequenza temporale degli eventi. A tutto ciò si aggiunga il fatto che la PEC diventa il canale ufficiale di dialogo tra le parti, utile ad esempio quando si partecipa a un bando per l’ottenimento di contributi pubblici: la PEC del privato diventa in tal caso garanzia per lo Stato di poter inviare l’esito delle richieste ottenute, a vantaggio del richiedente e in chiara ottimizzazione delle procedure di erogazione dei contributi.

Oltre ai vantaggi diretti, l’utilizzo diffuso della PEC contribuisce anche all’efficienza e alla trasparenza delle istituzioni pubbliche. Grazie alla PEC, infatti, le comunicazioni tra cittadini e PA diventano tracciabili, riducendo il rischio di smarrimento o di manomissione dei documenti. Inoltre, l’invio e la ricezione avvengono in modo istantaneo, eliminando così tempi di spedizione e consegna tipici della posta tradizionale.

Il tutto, però, sta vivendo un’evoluzione ulteriore grazie all’istituzione dell’Indice Nazionale dei Domicili Digitali, piattaforma che rappresenta una nuova dimensione di sistema che porta la PEC al centro del rapporto tra Stato e cittadino.

I vantaggi di avere un indirizzo PEC come domicilio digitale

Una delle opportunità offerte dal possesso di una PEC è l’inserimento del proprio indirizzo nell’INAD, l’Indice Nazionale dei Domicili Digitali ufficialmente attivo dal 6 giugno 2023. In sostanza, si tratta di un elenco di caselle PEC ufficiali gestito dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e realizzato in collaborazione con il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio e Infocamere, la società delle Camere di Commercio per l’innovazione digitale che ha realizzato la piattaforma. Una volta nell’Indice, ogni indirizzo ottiene lo status di ufficialità e legalità, e viene equiparato a un domicilio digitale. Questo significa che la propria casella, subito dopo, potrà essere utilizzata per ricevere comunicazioni ufficiali da parte della Pubblica Amministrazione, semplificando notevolmente le interazioni con quest’ultima.

Eleggere un domicilio è estremamente semplice: dopo aver attivato una casella PEC, basta collegarsi al sito https://domiciliodigitale.gov.it, accedendo con SPID, CIE o CNS, e inserire il proprio recapito certificato. Compiuto questo passo, si avrà la possibilità di comunicare facilmente con la PA: la PEC sarà eletta a domicilio digitale e potrà essere utilizzata per inviare e/o ricevere documenti, richieste e comunicazioni dagli enti pubblici, eliminando di fatto la necessità di doversi recare fisicamente presso gli uffici o di utilizzare la tradizionale posta cartacea. Inutile sottolineare la semplificazione che si otterrà nel disbrigo delle pratiche burocratiche e la riduzione dei tempi di attesa, potendo avere risposta a ogni richiesta con tempistiche pressoché istantanee.

Inoltre, l’INAD permette ai cittadini di liberarsi degli avvisi di consegna delle raccomandate. Le comunicazioni inviate attraverso la PEC sono considerate legalmente valide e hanno lo stesso valore delle missive con avviso di ricevimento. Ciò significa che i privati possono ricevere notifiche importanti, come per esempio quelle relative a pratiche amministrative, direttamente sulla propria casella di posta elettronica, evitandosi così l’incombenza di recarsi all’ufficio postale.

Oltre ai vantaggi individuali, l’uso della PEC e l’inserimento nell’INAD comportano anche benefici ambientali. L’eliminazione dell’invio di documenti cartacei tramite posta tradizionale riduce l’uso di carta e l’impatto ambientale associato alla produzione e allo smaltimento di documenti. Per di più, l’invio e la ricezione di comunicazioni e documenti digitali consentono di ridurre le emissioni di CO2 associate ai trasporti e alla logistica tradizionale. La sostenibilità viene a essere così un elemento integrante di un processo digitalizzato, vantaggio intrinseco a un sistema virtuoso che riduce gli sprechi a vantaggio di tutti (ambiente compreso).

Nessuna coda, nessun ufficio da raggiungere, nessun referente da cercare tra i corridoi: basta una PEC per allontanare le ombre della burocrazia e snellire i propri rapporti con la PA. L’introduzione dell’INAD è pertanto una dimensione completamente nuova, poiché consente alla PA di arrivare al cittadino in modo più comodo, senza ambiguità, senza ritardi e senza tutti i costi connessi a un sistema basato su raccomandate, ritardi ed errori. Se questa è la strada della digitalizzazione, l’INAD rappresenta un passo decisivo: la direzione è quella giusta, i vantaggi sono ampi e condivisi.

La PEC diventa europea: cosa c’è da sapere

Posta Elettronica Certificata valida in tutta Europa: a che punto è il processo di evoluzione della PEC a livello europeo, i vantaggi per i Paesi Membri, come la PEC nata in Italia acquisterà valore.

La Posta Elettronica Certificata (PEC) in Italia è ormai una realtà consolidata in grado di assicurare alle comunicazioni via email la stessa validità giuridica della raccomandata con ricevuta di ritorno, garantendo al contempo l’integrità del contenuto e l’inalterabilità dei messaggi inviati e ricevuti e dei relativi allegati.

In tema di PEC l’Italia ha fatto da pionere nell’Unione Europea dove, tra i diversi Paesi Membri, vi sono molteplici differenze. Arrivare a una Posta Elettronica Certificata valida in tutta Europa, consentirà ai cittadini, alle aziende e alle Pubbliche Amministrazioni di tutta l’Unione Europea di comunicare tra loro in modo sicuro e certo.

Questo è quanto ci si aspetta possa succedere nei prossimi mesi, andando a concludere un percorso iniziato nel 2018.

PEC valida in Europa: lo Standard ETSI e il Regolamento eIDAS

Per comprendere la strada che sta facendo la PEC, nata in Italia per evolversi e diventare uno strumento di comunicazione utilizzato da tutti gli Stati Membri dell’Unione, occorre iniziare a familiarizzare con le due sigle che spesso troveremo nel parlare di PEC valida per l’Europa: Il regolamento eIDAS e lo standard ETSI.

Per quanto riguarda l'ETSI (European Telecommunications Standards Institute) si tratta di un organismo internazionale nato nel 1988, che ha il compito di definire ed emettere gli standard che devono caratterizzare tutte le telecomunicazioni, comprese quelle via email, in Europa.

Il regolamento eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature), invece, risale al 2014 e il suo scopo è quello di dare una base normativa comune a tutta Europa per i cosiddetti "servizi fiduciari" e i mezzi di identificazione elettronica.

È chiaro quindi come queste due entità siano strettamente correlate tra loro e come, ovviamente, il Regolamento eIDAS sia stato composto nel pieno rispetto degli standard già definiti da ETSI.

Nel 2018, per la prima volta, venne manifestata la necessità di garantire piena conformità del servizio PEC al regolamento eIDAS, necessità che nel 2019 ha portato alla nascita di un gruppo di lavoro composto da gestori PEC, Uninfo e Assocertificatori, in cui sono state condivise le regole tecniche per adeguare le attuali caselle PEC ai nuovi standard europei.

Alla riunione del gruppo di lavoro si deve l'introduzione della Common Service Interface, ovvero un'infrastruttura di comunicazione in grado di garantire l'interoperabilità tra i fornitori di servizi certificati in tutta Europa, riconosciuta e accettata dal comitato tecnico ESI (Electronic Signatures and Infrastructures).

Questa ha rappresentato il fondamento per lo sviluppo di una PEC valida in tutta Europa, che si è concretizzato nel 2021, anno in cui l'ESI approva e definisce i nuovi standard ETSI per i servizi elettronici di recapito certificato qualificato (Electronic Registered Delivery Services ERDS e Registered Electronic Mail REM).

Il più recente segnale di sblocco del percorso verso una PEC valida in Europa si è avuto a giugno 2022 quando è stato pubblicato il nuovo standard ETSI EN 319 532-4, che di fatto concretizza il progetto della Posta Elettronica Certificata a livello europeo.

Lo strumento scelto per estendere l’interoperabilità della PEC oltre i confini nazionali, innalzando così la sicurezza delle comunicazioni transfrontaliere, sarà proprio la REM (Registered Electronic Mail), gergo tecnico con cui si indica la PEC valida in Europa, che altro non sarà che un’evoluzione del servizio PEC come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi.

I requisiti di una PEC valida per l’Europa

Possiamo dire che per noi italiani gli obiettivi e i requisiti generali della PEC valida per l’Europa sono piuttosto comprensibili, soprattutto perché nel nostro Paese sono quasi 15 anni che utilizziamo la Posta Elettronica Certificata. E sarà proprio da questa base che partirà l’evoluzione.

I punti di contatto tra la PEC e la sua evoluzione europea saranno perciò molti, anche se quest’ultima presenta alcune specificità grazie alle quali il servizio PEC acquisirà un valore ancora maggiore.

Tra i requisiti della PEC valida in Europa che già conosciamo ritroviamo:

  • la certezza a valore legale dell’invio e della consegna (o mancata consegna) delle email al destinatario;
  • l’attestazione temporale dell’invio e ricezione dei messaggi;
  • la garanzia di integrità del contenuto per la quale dovrà essere possibile prevenire o individuare qualsiasi modifica non autorizzata ai dati trasmessi;
  • l’erogazione del servizio da parte di gestori accreditati, o per meglio dire nel lessico europeo “da uno o più prestatori di servizi fiduciari qualificati”;
  • standard aperti per garantire che l’insieme dei partecipanti alla REM possa incrementare nel tempo e diffondersi in modo più capillare sul territorio.

Gli elementi innovativi rispetto alla PEC come già la conosciamo, invece, riguardano l’identificazione certa dei soggetti che partecipano alla trasmissione dei messaggi tramite meccanismi di autenticazione affidabili e condivisi e standard di sicurezza rafforzati per il servizio PEC, con l’adozione di ulteriori livelli di controllo e autorizzazioni specifiche per l’accesso e la gestione del servizio.

È così quindi che la nostra PEC si sta avviando verso l’Europa, un successo per un servizio 100% made in Italy, che rafforza così la sua valenza di strumento di comunicazione semplice ed efficiente in grado di offrire elementi di sicurezza e garanzia legale all’intero sistema di comunicazione unitario.

Ministero dell’interno: i concorsi in scadenza per vice ispettore tecnico del ruolo degli ispettori tecnici della Polizia di Stato

Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – 4ª serie speciale, concorsi ed esami n. 54 del 8 luglio 2022 sono stati pubblicati 4 nuovi concorsi pubblici per la copertura dei seguenti posti:

  • ventiquattro (24) posti di vice ispettore tecnico del ruolo degli ispettori tecnici della Polizia di Stato nel settore di impiego equipaggiamento;
  • dodici (12) posti di vice ispettori tecnici del ruolo degli ispettori tecnici della polizia di Stato del settore di impiego psicologia;
  • dodici (12) posti di vice ispettore tecnico del ruolo degli ispettori tecnici della Polizia di Stato nel settore di impiego polizia scientifica;
  • cinquanta (50) posti di vice ispettore tecnico del ruolo degli ispettori tecnici della Polizia di Stato nel settore motorizzazione.

Ente che ha bandito i concorsi: Ministero dell’Interno
Scadenza di presentazione delle domande: 7 agosto 2022
Link ai bandi:
https://www.gazzettaufficiale.it/atto/concorsi/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2022-07-08&atto.codiceRedazionale=22E08752

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/concorsi/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2022-07-08&atto.codiceRedazionale=22E08753

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/concorsi/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2022-07-08&atto.codiceRedazionale=22E08754

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/concorsi/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2022-07-08&atto.codiceRedazionale=22E08755

Possono partecipare alle selezioni coloro che sono in possesso di titoli di studio che se, diplomi di laurea laurea magistrale o titoli equiparati o equipollenti, devono essere conseguiti presso una Università della Repubblica italiana o un Istituto d'istruzione universitaria equiparato.

Le domande di partecipazione ai singoli concorsi devono essere compilate e trasmesse utilizzando esclusivamente la procedura informatica disponibile all'indirizzo https://concorsionline.poliziadistato.it (dove si dovrà cliccare sull'icona «Concorso pubblico»).

A quest’ultima procedura informatica, il candidato potrà accedere attraverso i seguenti strumenti di autenticazione:
a.    sistema pubblico di identità digitale (SPID), con le relative credenziali (username e password), che dovrà previamente ottenere rivolgendosi a uno degli identity provider accreditati presso l'Agenzia per l'Italia digitale (A.G.I.D.), come da informazioni presenti sul sito istituzionale www.spid.gov.it
b.    sistema di identificazione digitale «Entra con CIE» con l'impiego della CIE (Carta di identità elettronica), rilasciata dal Comune di residenza.

Il concorso si articola nelle seguenti fasi:
a)    prova preselettiva, qualora sia disposta (nel caso in cui il numero delle domande di partecipazione sia complessivamente superiore alle 5.000);
b)    accertamenti psico-fisici;
c)    accertamento attitudinale;
d)    prova scritta;
e)    valutazione dei titoli dei candidati che abbiano superato le prove precedenti;
f)    prova orale.

Concorso per 4189 allievi carabinieri in ferma quadriennale

Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – 4ª serie speciale, concorsi ed esami n. 55 del 12 luglio 2022 è stato pubblicato un nuovo concorso pubblico, per esami e titoli, per il reclutamento di quattromilacentottantanove allievi carabinieri in ferma quadriennale
Ente che ha bandito il concorso: Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri
Scadenza di presentazione della domanda: 11 agosto 2022
Link al bando:
https://www.gazzettaufficiale.it/atto/concorsi/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2022-07-12&atto.codiceRedazionale=22E09009

I posti a concorso sono così ripartiti:
a) 2.910 riservati, ai sensi dell'art. 703 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, ai volontari in ferma prefissata di un anno (VFP1) e ai volontari in ferma prefissata quadriennale (VFP4), in servizio;
b) 1.247 riservati, ai sensi degli articoli 703, 706 e 707, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, ai cittadini italiani che non abbiano superato il ventiseiesimo anno di età; il limite massimo d’età è elevato a ventotto anni per coloro che abbiano già prestato servizio militare;
c) 32 (di cui 22 tratti dai VFP e 10 tratti dai civili) riservati, ai sensi del decreto legislativo 21 gennaio 2011, n. 11, ai candidati in possesso dell'attestato di bilinguismo di cui all'art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752 e successive modificazioni.

La domanda di partecipazione al concorso deve essere presentata esclusivamente on-line, avvalendosi della procedura disponibile nell'area concorsi del sito ufficiale dell'Arma dei carabinieri (www.carabinieri.it).

Per poter presentare la domanda di partecipazione è necessario, munirsi per tempo di uno tra i seguenti strumenti di identificazione:
a.    credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) con livello di sicurezza 2 che consentano l'accesso ai servizi on-line della pubblica amministrazione attraverso l'utilizzo di nome utente, password e la generazione di un codice temporaneo (one time password). Le istruzioni per il rilascio di SPID sono disponibili sul sito ufficiale dell'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) all'indirizzo www.spid.gov.it;
b.    idoneo lettore di smart-card installato nel computer per l'utilizzo con carta nazionale dei servizi (CNS) precedentemente attivata presso gli sportelli pubblici preposti, i quali provvedono a rilasciare un PIN.

Lo svolgimento del concorso prevede l'effettuazione di:
a.    prova scritta di selezione;
b.    prova di efficienza fisica;
c.    accertamenti psicofisici per la verifica dell’idoneità psicofisica;
d.    accertamenti attitudinali;
e.    valutazione dei titoli.

I candidati giudicati idonei al termine di tutte le prove saranno iscritti in quattro distinte graduatorie finali di merito, le quali saranno formalizzate non appena terminato ciascun iter concorsuale.

Le graduatorie, una per ciascuna delle categorie indicate, saranno formate sommando al punteggio conseguito nella prova scritta di selezione gli incrementi previsti per la prova di efficienza fisica, gli accertamenti psicofisici, la mancanza di tatuaggi e per la valutazione dei titoli.

Forfettari, dal 1° luglio obbligo di fattura elettronica

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi […] ha approvato un decreto legge che introduce ulteriori misure urgenti per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”: così il Governo ha annunciato l’approvazione di un testo che ancora non è disponibile in versione ufficiale, ma dalla cui bozza trapelano grosse novità per le Partite IVA in regime forfettario.

Per tutti coloro i quali hanno scelto questo regime fiscale, infatti, viene per la prima volta introdotto l’obbligo della fatturazione elettronica. Un piccolo cambio formale, insomma, ma che impatta su qualcosa come 1,5 milioni di Partite IVA in tutta Italia.

Fattura Elettronica per i forfettari

Il regime forfettario è una opzione di comodità e vantaggio per tutti coloro i quali hanno scelto la flat tax al 15%: si tratta di una scelta accessibile per ogni Partita IVA che possa contare su un reddito annuo fino a 65 mila euro ed alla quale molti piccoli professionisti hanno aderito per poter semplificare la contabilità, ridurre l’imposizione fiscale e poter concentrare il proprio tempo più sul lavoro che non sulla burocrazia della contabilità fiscale.

Sebbene per tutte le aziende vi fosse ormai da tempo l’obbligo di fatturazione elettronica, per il regime forfettario questo vincolo non era ancora scattato. Si trattava di una scelta coerente con un regime che voleva semplificare la gestione della Partita IVA, ma a distanza di anni l’inerzia del cambiamento è venuta meno: oggi, anzi, è ben più utile e vantaggioso portare tutte le Partite IVA verso la fatturazione elettronica ed evitare il doppio canale.

Molti aspetti già suggerivano ai forfettari di propendere per la fatturazione elettronica adeguandosi allo standard di ogni altra azienda: favorisce la gestione dell’archivio fatture, permette un più semplice abbinamento tra fatture e pagamenti, allinea le procedure a quelle di altre aziende da cui si compra o si acquista (e che da tempo non utilizzano più il cartaceo). Ora quel che era opportuno diventa obbligatorio: dal 1 luglio anche le Partite IVA in regime forfettario dovranno dotarsi di quanto necessario per produrre fatture elettroniche invece di fatture tradizionali cartacee.

Tutto come previsto, insomma: da tempo questa misura era nell’aria per ampliare ulteriormente gli spazi utili per controlli fiscali facilitati ed il tutto trova ora concretezza nel quadro degli adempimenti previsti in ottica PNRR. Compresi nel provvedimento vi sono anche le Associazioni Sportive Dilettantistiche e gli enti del terzo settore: per tutte queste categorie il 2022 sarà dunque a gestione promiscua con 6 mesi in fattura tradizionale e 6 mesi in fattura elettronica, per poi approdare al 2023 completamente allineati sul nuovo regime.

L’unica deroga emersa dal testo è relativa ai professionisti in regime forfettario che non superino i 25 mila euro di ricavi o compensi. Fino al 2024 potranno restare sulle modalità tradizionali in virtù del basso volume d’affari registrato, ma è in ogni caso consigliabile per tutti partire con la nuova modalità: è un punto fermo della gestione fiscale del futuro e nessuna Partita IVA può ignorare questo inevitabile cambio di paradigma.

Per tutti i forfettari che hanno ora due mesi di tempo per passare alla fatturazione elettronica, la CFPS, partner di Danea Soft, mette a disposizione un software dedicato che semplifica la vita e migliora il lavoro. Per qualsiasi Partita IVA sarà immediata la comprensione di quanto la digitalizzazione di questi processi possa facilitare e velocizzare molte pratiche e regalare quindi tempo e performance alla propria attività.

Se non ha il bollino verde non è vera fibra

Se non ha il bollino verde, non è vera fibra. Sebbene le cose da sapere sulle differenti soluzioni tecnologiche disponibili siano molte, al consumatore finale è sufficiente questa elementare indicazione iconica con cui l'AGCOM ha voluto fare chiarezza una volta per tutte e sgombrare il mercato da operazioni di marketing che avrebbero potuto generare confusione.

La fibra è una cosa seria, insomma, e quando un utente acquista un servizio di connettività in fibra ha il dovere di verificare che il bollino sia corretto: se non si tratta di bollino verde, allora significa che si sta andando incontro ad un compromesso e che le performance che se ne otterranno non sono quelle della vera fibra.

Per maggiore chiarezza: la Fibra di Aruba è etichettata con bollino verde dal semaforo AGCOM: nelle spiegazioni seguenti sarà chiaro perché ciò rappresenti il massimo valore possibile per la comprensione delle performance raggiungibili.

Bollino verde, bollino giallo, bollino rosso

Bollino verde

Bollino verde (e lettera “F”) significa che si è di fronte ad una connessione FTTH (Fiber to the Home), ossia una linea in fibra fino all'abitazione. Nessun compromesso, nessuna interruzione, nessuna tecnologia alternativa e complementare: solo ed unicamente fibra, per servire le massime performance possibili.

Bollino giallo
Bollino giallo (e lettera “FR”) significa che si è di fronte ad una duplice possibilità: una connessione mista Fibra-Rame o una connessione mista Fibra-Radio. La differenza sta nel cosiddetto “ultimo miglio”, ossia il tipo di tecnologia utilizzata nell’ultima tratta verso l’abitazione. Quando questo completamento non è in fibra, infatti, viene a crearsi un inevitabile collo di bottiglia che rallenta le performance sulla base delle limitazioni tecniche tanto del doppino in rame, quanto dell’FWA. In prospettiva quest’ultima tratta potrà essere implementata in 5G, riducendo così l’impatto di un ultimo miglio senza fibra, ma ad oggi i compromessi sono al ribasso in termini di performance e ciò fa meritare a questa configurazione un bollino giallo.

Bollino rosso

Bollino rosso (e lettera “R”) significa l’uso di Rame o Radio, due tecnologie scevre completamente di Fibra e dunque impossibilitate a fornire performance all’altezza. Fanno parte di questa categoria le vecchie e diffusissime ADSL, vero e proprio pantano in cui si è arenata la connettività italiana per troppi anni.

ADSL, FTTC/FWA, FTTH

Distinguere tra le diverse tipologie di connessione (partendo chiaramente dall’intuitività dei bollini colorati voluti dall’AGCOM) significa comprendere il significato delle varie sigle proposte dagli operatori e, di conseguenza, le performance realmente raggiungibili.

L’obiettivo dell’Italia è quello di allontanarsi dal bollino rosso dell’ADSL, che in condizioni ottimali può arrivare a 20Mbps (e la semplice distanza dalla centrale di derivazione deprime progressivamente le performance in modo irrimediabile).

L’approdo all’FTTH ed al bollino verde è chiaramente la massima ambizione, ed a questo si sta lavorando con il Piano Italia a 1 Giga. Proprio quota 1 Gbps è infatti l’orizzonte ideale a cui la tecnologia può oggi portare la connettività nelle case e nelle aziende. FTTH significa istantaneità, streaming, latenza annullata, qualità ai massimi livelli.

Le soluzioni che aprono al bollino giallo (FTTC o FWA, ossia Fiber to the Cabinet e Fixed Wireless Access) sono compromessi che risolvono i guai dell’ultimo miglio cercando di arrivare rapidamente ad una soluzione accettabile di velocità e performance. In questi casi la velocità raggiungibile è nell’ordine dei 100/300Mbps, decisamente al di sotto rispetto a quel che la fibra potrebbe offrire. In tal senso l’opinione dell’Autorità antitrust è stata però chiara: attenzione alle soluzioni che non aprono ad un reale salto di qualità, poiché potrebbero diventare il collo di bottiglia di domani. Sia le politiche di investimento che le scelte dei cittadini siano quindi orientate in questa direzione, poiché è solo nella vera connessione in pura fibra “FTTH” che è possibile attingere alla banda Ultralarga.

FTTH FTTC

Solo il bollino verde è vera fibra

Gran parte dell’Italia è in bollino rosso, ma c’è una fascia di bollini gialli che sta tentando di mettere un piede nel futuro. E poi c’è Open Fiber, l’operatore che ha portato il bollino verde in più di 2500 comuni e che sta lavorando per aumentare ulteriormente la copertura del Paese con una linea FTTH. Fibra al 100%, per innervare l’Italia intera con una rete ad alte performance ed in grado di connettere davvero la provincia con il mondo e viceversa. Con Open Fiber (sulle cui infrastrutture è veicolato il servizio della Fibra di Aruba) non c’è compromesso alcuno: la velocità è quella massima garantita da una connessione al 100% in fibra, proiettata al raggiungimento di quel “1 Gbps” che per molti rimane ad oggi ancora un apparente miraggio.

L’AGCOM non ha messo in piedi soltanto il cosiddetto “semaforo”, utile a comprendere con un semplice colpo d’occhio il tipo di connessione che si sta scrutinando, ma ha anche dettato chiare regole per i lavori di infrastrutturazione presso condomini, cortili e aree comuni. L’obiettivo era quello di creare standard operativi che potessero velocizzare il cablaggio in queste situazioni, favorendo le autorizzazioni necessarie e la valutazione degli oneri correlati. Nessun ostacolo deve infatti più frapporsi tra le ambizioni del Paese e la messa a terra delle dorsali e dei terminali: la fibra sta per arrivare ovunque ed i piani di investimento, nutriti dal fondamentale aiuto del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza per la costruzione della Gigabit Society, ne saranno volàno fondamentale.

Concorso segretari comunali: necessaria una PEC per iscriversi

Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – 4ª serie speciale, concorsi ed esami n. 89 del 9 novembre 2021 è stata pubblicata una selezione molto interessante: il concorso pubblico, per esami, per l’ammissione di quattrocentoquarantotto borsisti al corso-concorso selettivo di formazione per il conseguimento dell'abilitazione richiesta ai fini dell'iscrizione di trecentoquarantacinque segretari comunali nella fascia iniziale dell'Albo nazionale dei segretari comunali e provinciali.

Ente che ha bandito il concorso: Ministero dell’interno
Scadenza di presentazione della domanda: 9 dicembre 2021
Link al bando di concorsohttps://www.gazzettaufficiale.it/atto/concorsi/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2021-11-09&atto.codiceRedazionale=21E12576

Per partecipare alla selezione è necessario essere in possesso di una delle seguenti lauree magistrali (o di altro titolo alle stesse equiparato):

  • LM-56 Scienze dell'economia;
  • LM-77 Scienze economico-aziendali;
  • LMG/01 Giurisprudenza;
  • LM-87 Servizio sociale e politiche sociali;
  • LM-52 Relazioni internazionali;
  • LM-62 Scienze della politica;
  • LM-63 Scienze delle pubbliche amministrazioni;
  • LM-81 Scienze per la cooperazione allo sviluppo;
  • LM-88 Sociologia e ricerca sociale;
  • LM-90 Studi europei.

La domanda di ammissione al concorso deve essere inoltrata solo per via telematica e compilando l’apposito modulo elettronico sul sistema “Step-One 2019” (reperibile su Internet all’indirizzo «https://app.scanshareservice.it/albo-nazionale-segretari/coa2021»).

Nella domanda di partecipazione alla selezione i candidati devono obbligatoriamente indicare un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) personalmente intestato.

I candidati dovranno sostenere due prove scritte e una prova orale, oltre ad una prova preselettiva.

La prima prova scritta avrà ad oggetto argomenti di carattere giuridico, con specifico riferimento al diritto costituzionale e/o diritto amministrativo e/o ordinamento degli enti locali e/o diritto privato, mentre la seconda verterà su argomenti di carattere economico e finanziario-contabile, con specifico riferimento ad economia politica, scienza delle finanze e diritto finanziario e/o ordinamento finanziario e contabile degli enti locali, nonché management pubblico.

La prova preselettiva consisterà nella risoluzione di 70 quesiti a risposta multipla tesi a valutare la conoscenza delle materie oggetto delle prove scritte e orali, nonché dell'uso delle apparecchiature e delle applicazioni informatiche maggiormente diffuse, della lingua inglese e del ragionamento logico, deduttivo e numerico.

Se non si dispone di una P.E.C. personale, puoi procedere alla richiesta di attivazione cliccando qui.

Concorso INPS per 1858 posti: necessaria una PEC per iscriversi

Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica – 4ª serie speciale, concorsi ed esami n. 78 del 1° ottobre 2021 è stata pubblicata una selezione molto interessante: il concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di milleottocentocinquantotto posti di consulente protezione sociale, area C.

Ente che ha bandito il concorso: Istituto nazionale della previdenza sociale
Scadenza di presentazione della domanda: 2 novembre 2021
Link al bando di concorsohttps://www.gazzettaufficiale.it/atto/concorsi/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2021-10-01&atto.codiceRedazionale=21E11068

La selezione si rivolge ai candidati in possesso di una laurea magistrale/specialistica (o di diploma  di  laurea «vecchio ordinamento») in una delle seguenti discipline: finanza, ingegneria gestionale, relazioni  internazionali, scienze dell'economia, scienze della politica, scienze delle  pubbliche  amministrazioni, scienze economiche per l'ambiente  e  la  cultura,  scienze economico-aziendali, scienze per la cooperazione  allo sviluppo, scienze  statistiche, metodi  per l'analisi  valutativa dei sistemi  complessi,  statistica demografica e sociale, statistica  economica finanziaria  ed attuariale, statistica per  la ricerca sperimentale, scienze statistiche  attuariali e  finanziarie, servizio sociale e politiche sociali, programmazione e gestione  delle politiche e dei servizi sociali, sociologia e ricerca  sociale, sociologia, metodi  per  la  ricerca  empirica  nelle scienze sociali, studi europei, giurisprudenza, teoria  e  tecniche  della  normazione e dell'informazione giuridica.

I concorrenti possono inoltrare la loro candidatura esclusivamente per via telematica compilando il modulo elettronico e utilizzando l’applicazione disponibile all’indirizzo «www.inps.it».

Nella domanda di partecipazione alla selezione deve essere obbligatoriamente indicato un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) personalmente intestato al candidato; al predetto indirizzo, infatti, la Pubblica Amministrazione invierà tutte le comunicazioni inerenti al concorso. In questa pagina puoi procedere all'acquisto e successivamente all'attivazione della tua PEC.

I candidati dovranno sostenere due prove scritte e una orale: nella prima prova scritta saranno valutate le conoscenze nelle seguenti materie: bilancio e contabilità pubblica, pianificazione, programmazione e controllo e organizzazione e gestione aziendale, diritto amministrativo e costituzionale, diritto del lavoro e legislazione sociale. La seconda, invece, avrà ad oggetto scienza delle finanze, economia del lavoro, elementi di economia politica, diritto civile ed elementi di diritto penale.

I concorrenti, nel corso della prova orale, dovranno dimostrare le loro conoscenze nelle materie già indicate nelle prove scritte nonché in inglese ed informatica.

Se il numero delle domande di partecipazione pervenute sarà superiore a 25000, sarà espletata anche una prova preselettiva consistente nella risoluzione di quesiti a risposta multipla di carattere psicoattitudinale, logica, lingua inglese e cultura generale.

Nella votazione finale raggiunta da ciascun candidato avranno un ruolo importante anche i titoli dallo stesso posseduti; infatti, in questa selezione vengono assegnati fino ad un massimo di 30 punti per la valutazione dei seguenti titoli:

  • voto con cui è stata conseguita la laurea che consente l’accesso al concorso;
  • master di secondo livello in una delle materie attinenti al profilo del bando;
  • dottorato relativo ad una delle materie attinenti alla selezione;
  • ulteriore laurea magistrale fra quelle rilevanti per l’accesso al concorso;
  • certificazione di conoscenza informatica almeno a livello base;
  • certificazione - in corso di validità - di conoscenza della lingua inglese pari almeno al livello B2 del Quadro comune europeo di riferimento.