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Truffa online: attenti al malware che cambia l’IBAN nei pdf

Online sono sempre più frequenti le truffe informatiche con sostituzione dell’IBAN in fattura. Ecco come proteggersi

Online si sta diffondendo sempre di più la truffa dell’IBAN sostituito in fattura. Si tratta di una strategia criminale che attraverso malware (programmi malevoli noti anche come virus) installati nel computer della vittima, riesce a modificare le informazioni contenute nei documenti pdf per dirottare bonifici e trasferimenti di denaro verso altri conti correnti.

Man in the mail: il pericolo arriva dalla posta elettronica

La rete ha ormai reso estremamente più veloce la trasmissione delle informazioni tra aziende e fornitori e la posta elettronica è uno dei canali di comunicazione maggiormente utilizzati. Aziende e liberi professionisti utilizzano le email per qualsiasi comunicazione in particolar modo per la trasmissione di dati sensibili e di altri importanti allegati.

Con il termine man in the mail viene indicata una truffa ai danni di aziende e privati condotta attraverso il controllo delle casella di posta elettronica da parte di cyber-criminali. L’obiettivo è quello di intercettare conversazioni, documenti, firme dei responsabili e addirittura lo stile di scrittura per sostituirsi alla vittima e agire per suo conto.

Tra i documenti trasmessi online con maggiore frequenza ci sono certamente le fatture di cortesia in formato pdf che al proprio interno contengono informazioni di grande valore per chiunque voglia guadagnare dei soldi in modo illecito. In questo caso la truffa, una delle più diffuse, viene messa in atto attraverso la modifica silenziosa del codice IBAN (uno dei dati tipici inseriti per esigenze di pagamento).

La dinamica è più semplice di quanto si pensi: un programma malevolo, installato sul computer all’insaputa della vittima, è in grado di leggere i documenti e di modificare selettivamente le informazioni più importanti come il codice IBAN. Una volta che il libero professionista o l’azienda di turno invia la fattura compromessa, il gioco è fatto e i clienti ignari di tutto completeranno l’opera effettuando il bonifico al conto corrente degli autori della truffa.

Il fattore umano: il punto debole nella sicurezza aziendale

Molto spesso si crede, sbagliando, che gli attacchi informatici dipendono dalla debolezza dei computer colpiti e da “buchi” nei software utilizzati. In realtà, sono le persone a essere maggiormente prese di mira con lo scopo di raccogliere informazioni strategiche per violare conti correnti e computer aziendali.

Per prevenire gli attacchi, quindi, la misura più utile è la formazione del personale e di tutte le persone che hanno accesso alle informazioni più importanti. Occorre istruire il personale sui comportamenti da adottare e le procedure da seguire. Con pochi accorgimenti è possibile, infatti, migliorare di molto il livello di sicurezza e prevenire gli attacchi più frequenti come ad esempio quelli che arrivano tramite la posta elettronica.

Come evitare le truffe con attacco “Man in the Mail”

Per prevenire azioni fraudolente come la truffa del cambio IBAN in fattura è possibile cominciare da alcune best practice molto semplici.

  • Se c’è un dubbio, contatta o telefona direttamente la persona interessata per verificare eventuali difformità relative al metodo di pagamento.
  • Utilizza password efficaci e sostituiscile di frequente, è fondamentale seguire questo consiglio per proteggere la posta elettronica da accessi indesiderati.
  • Proteggi la rete Wi-Fi con password e protocolli appropriati.
  • Attiva l’autenticazione a “due fattori” per gli accessi più importanti come servizi bancari online e posta elettronica.
  • Pianifica percorsi di formazione per i dipendenti con cadenza regolare. La rete è in continua evoluzione e le minacce cambiano molto di frequente con attacchi sempre più sofisticati. È molto importante lavorare in team per prevenire qualsiasi problema.
  • Aggiorna il sistema operativo per chiudere eventuali falle alla sicurezza.
  • Installa antivirus e antimalware e fai in modo che siano sempre aggiornati.

Cos’è il Green Pass, o Certificato Verde e come si richiede: Scopri cos’è il Green Pass, il certificato sanitario che permetterà gli spostamenti in Europa

L’Unione Europea e gli Stati membri sono al lavoro sul Green Pass, un certificato digitale di tipo sanitario con il quale le persone vaccinate contro il Covid-19 possono viaggiare senza restrizioni. Anche l’Italia sta mettendo a punto un pass verde nazionale, in attesa dell’entrata in vigore del nuovo modello UE unificato, come del resto stanno facendo altri Paesi come la Grecia e la Spagna. Ecco tutto quello che bisogna sapere sul Green Pass Covid, per capire come funziona, in che modo richiederlo e qual è la situazione in Europa.

Green Pass: cos’è e come funziona

Il Green Pass o Certificato Verde è un passaporto sanitario legato al SARS-CoV-2, un documento digitale e/o cartaceo con il quale è possibile viaggiare liberamente, sia all’interno dei confini nazionali sia in altri Paesi. Non si tratta di una novità assoluta, infatti nel mondo ci sono diversi Stati che utilizzano da tempo questo sistema, ad esempio per consentire l’ingresso soltanto alle persone vaccinate contro la febbre gialla. Questo strumento, infatti, aiuta nel contenimento delle pandemie, per limitare la diffusione di alcuni virus pericolosi.

All’interno del Green Pass europeo sono contenute una serie di informazioni sanitarie, affinché ogni persona sia in grado di provare le seguenti condizioni:

  • essere stato vaccinato contro il Covid-19;
  • aver ottenuto un risultato negativo dopo il test;
  • essere completamente guariti dopo il contagio dal SARS-CoV-2.

Ognuna di queste tre opzioni viene considerata idonea per viaggiare con il certificato verde senza limitazioni in tutti i Paesi dell’UE, perciò basta mostrare il Green Pass in caso di controlli di sicurezza per spostarsi anche per motivi di turismo. Il Green Pass è un documento gratuito, quindi non bisogna pagare nulla per la sua emissione, può essere in formato digitale e/o cartaceo ed è un certificato sicuro e protetto per garantire la privacy dei cittadini europei. Inoltre, deve essere disponibile sia nella propria lingua nazionale che in inglese, dotato anche di un codice QR per la scansione rapida delle informazioni attraverso appositi lettori o la fotocamera dello smartphone.

Il Green Pass Covid serve soprattutto per sostenere il turismo, un settore che sta attraversando una crisi durissima a causa delle restrizioni agli spostamenti introdotte con la pandemia di Coronavirus da marzo 2020. In questo modo viene consentito di viaggiare alle persone che hanno già avuto il virus e sono guarite, a chi dimostra di non essere positivo con un tampone dall’esito negativo, oppure a un numero in forte crescita di persone vaccinate. D’altronde, il comparto turistico è fondamentale per l’economia di molti Paesi, considerando il giro d’affari totale generato da tutto l’indotto, perciò è indispensabile rilanciare al più presto questo settore.

Il Green Pass in Italia: caratteristiche e quando arriva

In attesa del Certificato Verde digitale europeo, in arrivo entro giugno secondo le indicazioni della Commissione Europea, ogni Paese sta iniziano ad offrire la versione nazionale del passaporto vaccinale, più o meno allineato con il modello UE di riferimento a seconda dei casi. Il Green Pass in Italia sarà ispirato a quello comunitario, tuttavia sarà proposto innanzitutto in formato cartaceo per accelerare il processo, per poi allinearsi al pass digitale europeo non appena sarà pronta la nuova piattaforma UE, i cui test dovrebbero cominciare il 10 maggio.

Il pass verde nazionale è stato previsto con il decreto riaperture, in attesa delle indicazioni ufficiali del Ministero della Salute. Il documento avrà una durata di 6 mesi per chi è guarito dal Covid-19 o è stato vaccinato, terminando l’intero ciclo previsto per il tipo specifico di vaccino, mentre per chi ha effettuato il test rapido o molecolare la validità è di 48 ore dalla data del test. Con il Green Pass italiano è possibile spostarsi sul territorio nazionale, anche nelle zone arancioni e rosse, oppure viaggiare all’estero nei Paesi che riconoscono il pass nazionale.

Al momento è in vigore lo stato d’emergenza fino al 31 luglio 2021, con la possibilità di spostarsi all’interno delle zone gialle e arancioni per motivi di lavoro, di salute, oppure per trovare parenti e amici fino a un massimo di 4 persone, mentre nelle zone rosse non è possibile recarsi presso abitazioni private. Con il pass verde è invece consentita la libera circolazione, oltre ai motivi convenzionali per gli spostamenti in zona rossa e arancione. Tuttavia devono essere seguite le norme previste per la sicurezza sanitaria, tra cui indossare la mascherina e rispettare il distanziamento fisico, anche da parte delle persone in possesso del certificato verde.

Attualmente è in vigore l’obbligo di quarantena per chi rientra in Italia, con la proroga fino al 15 maggio prevista con l’ultima ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza. Questa misura non sarà rinnovata, quindi da metà maggio non sarà più necessaria la quarantena per gli italiani e i turisti stranieri che entrano nel nostro Paese, purché in possesso di un Green Pass riconosciuto. Al momento dovrebbero essere accettati i certificati vaccinali realizzati sul modello europeo, compresi quelli degli Stati Uniti e di Israele, considerati Paesi sicuri a fronte dello stato avanzato della campagna di vaccinazione.

Green Pass: come richiederlo e quali informazioni contiene

Il pass vaccinale nazionale si può richiedere in diverse modalità a seconda del tipo di certificazione, con procedimenti differenti previsti per il certificato verde per la vaccinazione, la guarigione dal SARS-CoV-2 e il test negativo.

Pass verde per vaccinazione contro il Covid-19

Tutte le persone protette dal Covid-19, ovvero che hanno concluso il ciclo di vaccinazione previsto in base al tipo di vaccino (AstraZeneca, Moderna, Pfizer-BioNTech, Johnson&Johnson), possono richiedere il certificato verde al termine del processo di immunizzazione. Le informazioni sono inserite automaticamente nel fascicolo sanitario elettronico, uno strumento digitale gestito dalle Regioni nel quale sono contenuti tutti i principali dati sanitari di ogni cittadino italiano. Chi lo desidera può richiedere alla struttura sanitaria che ha somministrato il vaccino il rilascio di un apposito documento, un attestato con il quale provare l’immunizzazione.

Nel certificato verde per vaccinazione devono essere riportate una serie di informazioni, tra cui il proprio nome e cognome, la data di nascita, l’indicazione che il trattamento è stato realizzato per il SARS-CoV-2 e i dettagli sul vaccino utilizzato. In particolare, deve essere specificato il tipo di vaccino somministrato, i riferimenti dell’azienda che ha prodotto e immesso il vaccino sul mercato e il numero di dosi da effettuare. Dopodiché, è necessario che il certificato mostri che le dose previste sono state realizzate, la data dell’ultima somministrazione, il Paese in cui è stata fatta la vaccinazione e le informazioni sulla struttura presso la quale è stato effettuato il vaccino.

Pass verde per guarigione dopo contagio da Covid-19

La seconda opzione per ottenere il certificato verde è la guarigione dopo il contagio da Covid-19, infatti secondo le autorità sanitarie una persona viene considerata non a rischio per i sei mesi successi. In questo caso, in assenza di ricovero ospedaliero il Green Pass deve essere richiesto presso il proprio medico di famiglia, oppure dal pediatra per i bambini, altrimenti bisogna rivolgersi alla struttura ospedaliera. Ovviamente è necessario realizzare eventuali test per il SARS-CoV-2 se richiesto, inoltre in caso di esito positivo durante i sei mesi di validità il pass nazionale decade immediatamente.

Il certificato verde per la guarigione dal Covid-19 deve contenere alcune informazioni indispensabili, come il proprio nome e cognome, lo Stato europeo di residenza o quello in cui è stata rilevata la guarigione. Inoltre deve indicare la data in cui è stata individuata la positività al virus, il tipo di test utilizzato e i dati inerenti il successivo esame di controllo con esito negativo. Questo pass deve mostrare tra le informazioni anche qual è la struttura o il professionista sanitario che ha certificato la guarigione del paziente, la validità del certificato e un numero identificativo del Green Pass.

Pass verde per test con esito negativo

La terza soluzione prevista dalle norme è la richiesta di un Green Pass in caso di esito negativo dopo un test molecolare o antigenico rapido, mentre non sono ammessi per il momento i test sierologici. Questa modalità ha una durata limitata di appena 48 ore, infatti viene utilizzata, per gli spostamenti nazionali e internazionali laddove consentiti, dalle persone che non sono state contagiate dal SARS-CoV-2 e non hanno ancora ricevuto il vaccino. Il rilascio avviene da parte della struttura che effettua il test, con la possibilità di rivolgersi sia a quelle pubbliche sia a quelle private, comprese le farmacie, i pediatri e i medici di famiglia.

Anche nel pass per test anti-Covid-19 negativo devono essere presenti delle informazioni specifiche, tra cui i propri dati anagrafici, l’indicazione che l’esame è stato effettuato per il SARS-CoV-2, il tipo di test realizzato e l’azienda che lo ha prodotto. Inoltre devono essere riportati i dati della struttura presso la quale è stato realizzato il test e dell’impresa che ha elaborato i risultati, con la data e l’ora in cui sono avvenute queste operazioni. Per viaggiare all’estero, laddove permesso, è indispensabile che questo certificato sia rilasciato in inglese, altrimenti alcuni Paesi consentono di fare il test in loco ma è necessario osservare un periodo di quarantena in attesa del risultato.

Gli hackers hanno accesso al tuo dispositivo. Controlla i dettagli al più presto!: minaccia che proviene dalla tua stessa email

Torna la richiesta di estorsione dal titolo "Gli hackers hanno accesso al tuo dispositivo. Controlla i dettagli al più presto!", oggetto della email che vi arriva dal vostro stesso indirizzo di posta elettronica. Se non pagate la cifra richiesta in BITCOIN il finto virus trojan che dicono di aver inserito nel vostro computer permetterà a questi finti hacker di pubblicare un vostro video inesistente che dicono di avere mentre vi masturbate.

Fate attenzione a non cadere nella truffa. L'email è da cestinare!

Il contenuto del finto messaggio

Salve,
Prima di tutto, lascia che mi presenti, faccio il programmatore di professione e mi occupo di hackeraggio nel mio tempo libero.
Stavolta sfortunatamente sei tu la vittima di turno, infatti ho appena hackerato il Sistema Operativo e il tuo dispositivo.

Ti osservo da parecchi mesi.
In parole povere ho infettato il tuo dispositivo con il mio virus mentre stavi visitando il tuo sito per adulti preferito.

Cercherò di spiegarti la situazione in maniera più dettagliata, se non conosci molto bene questo genere di cose.
Il virus Trojan mi consente l’accesso completo, oltre che il controllo del tuo dispositivo.
Quindi, posso vedere e accedere a qualsiasi cosa sul tuo schermo, accendere la videocamera e il microfono e fare altre cose, senza che tu te ne accorga nemmeno.

Inoltre, ho anche avuto accesso alla lista dei tuoi contatti sulle tue reti social e sul tuo dispositivo.

Forse ti starai chiedendo perché il tuo antivirus non ha individuato nessun software dannoso fino a questo momento.

- Allora, il mio spyware usa un driver speciale, che ha una firma che viene aggiornata regolarmente, pertanto il tuo antivirus non riesce a beccarlo.

Ho creato un videoclip che fa vedere come ti trastulli sul lato sinistro dello schermo, mentre sulla parte destra c’è il video porno che stavi guardando in quel momento.
Basterebbero pochi clic del mouse per inoltrare questo video a tutti i tuoi contatti e agli amici dei social.
Sarai sorpreso di scoprire che potrei perfino caricarlo sulle piattaforme online accessibili pubblicamente.

La buona notizia è che puoi evitare che tutto questo accada:
Non devi fare altro che trasferire l’equivalente in bitcoin di 1250 EUR al mio portafoglio BTC
(se non sai come si fa, svolgi qualche ricerca online – ci sono numerosi articoli che descrivono l’operazione step-by-step).

Il mio portafoglio bitcoin è (BTC Wallet): xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

Una volta ricevuto il tuo pagamento, cancellerò immediatamente i tuoi video perversi, e ti prometto che non mi farò sentire mai più.
Hai 48 ore (2 giorni precisi) per completare il pagamento.
Nel momento in cui aprirai questa e-mail mi sarà inviata automaticamente la notifica di lettura e da quel momento si avvierà il timer.

Non disturbarti a cercare di rispondermi, perché non cambierà nulla (l’indirizzo e-mail del mittente è stato generato automaticamente e preso da Internet).
Non provare nemmeno a sporgere denuncia, perché tutti i miei dati personali e il mio indirizzo bitcoin sono crittografati come parte di un sistema di blockchain.
Ho pensato a tutto.

Se scopro che hai cercato di inoltrare questa e-mail a chiunque, renderò pubblico il tuo video perverso.

Cerca di essere ragionevole e di non commettere più errori stupidi. Ti ho fornito una guida passo-passo.
Devi semplicemente seguire i passaggi per sbarazzarti definitivamente di questa situazione spiacevole.

Saluti e buona fortuna.

Ecco cosa possiamo fare per tutelarci comunque

  1. Mantenere la calma: il criminale non dispone di alcun filmato che ci ritrae in atteggiamenti intimi, ne è la prova che molte delle persone che ricevono questo messaggio non hanno neppure una webcam. Quindi non credete al fatto che possono vedere e accedere a qualsiasi cosa sul vostro schermo, accendere la videocamera e il microfono e fare altre cose, senza che ve ne accorgiate nemmeno.
    Falso anche il fatto di aver avuto accesso alla lista dei vostri contatti sulle reti social e sul vostro dispositivo telefonico o altro.
  2. Non pagate ovviamente alcun riscatto: pagarlo significherebbe ricevere altre minacce e altre richieste di denaro.
  3. Cambiare la password della vostra email se ne avete una troppo semplice: sceglietene una particolarmente complessa e fate in modo che sia differente rispetto a quella che utilizzate per accedere ad altri vostri profili.
  4. Abilitate meccanismi di autenticazione "forte" o autenticazione a due fattori: fate in modo che all'inserimento della password venga associata l'immissione di un codice di sicurezza ricevuto sul vostro telefono cellulare.
  5. In generale, non lasciate mai i vostri dispositivi incustoditi e non cliccate su link o allegati di posta elettronica sospetti.

 

WhatsApp testa i messaggi che si autodistruggono

Whatsapp sta testando l'opzione di auto-eliminazione dei messaggi dopo 24 ore, come parte del più ampio aggiornamento dello scorso novembre, che ha introdotto i post effimeri. A differenza di questi ultimi, che si cancellano dopo una settimana dall'invio, la nuova funzionalità ridurrà decisamente le tempistiche di sparizione dei contenuti, testo, foto e video, permettendo di scegliere una forbice che parte dalle 24 ore e arriva fino a 7 giorni.

La novità, scoperta dal sito WABetaInfo, è ancora in fase di sperimentazione e non è detto che venga rilasciata globalmente, non in un primo momento almeno.

Sempre secondo le informazioni scovate in anteprima, WhatsApp lavora anche ad una funzione di eliminazione automatica delle immagini in iOS e Android, con la quale le foto scompaiono alla chat automaticamente, una volta aperte per la prima volta.

Ciò non darebbe nemmeno modo di effettuare uno screenshot per salvarle nella propria galleria. Inoltre, per i messaggi potrebbe essere attivata un'ulteriore opzioni di privacy, con l'introduzione di una password richiesta quando si effettua un backup e nel momento in cui si ripristina questo su un nuovo dispositivo o in seguito alla re-installazione dell'app. Ad oggi, WhatsApp permette già di proteggere l'accesso alla piattaforma con una password che viene richiesta casualmente, tramite la verifica in due fattori.

Segurazo (SAntivirus): il finto antivirus che sta invadendo i PC in questi mesi

Un software indesiderato e invasivo che sta procurando diversi grattacapi a molti clienti

Negli ultimi mesi molti clienti hanno segnalato problemi riconducibili a Segurazo (anche conosciuto come SAntivirus), un software che si "infiltra" nei computer apparendo all'improvviso e segnalando all'utente problemi nel sistema operativo e/o infestazioni da malware.

Ci si trova, quindi, con un software non soltanto installato "a propria insaputa”, ma anche particolarmente ostico da rimuovere, in quanto continua a ripresentarsi anche dopo che la normale disinstallazione sembra essere andata a buon fine.

La diffusione di Segurazo è molto ampia, al punto che diversi produttori e software house, come Lenovo e Microsoft, molti forum come ad esempio Tom’s Hardware e l’immancabile Salvatore Aranzulla vi hanno dedicato particolare attenzione.

Anche la CFPS ha voluto approfondire l’argomento, cercando in rete informazioni e chiarimenti per capire di che tipo di minaccia si stia parlando e fare un po’ di chiarezza.

Cos’è Segurazo (SAntivirus)

Segurazo è classificato come PUP – acronimo che sta per Potentially Unwanted Program, ovvero Programma Potenzialmente Indesiderato – e viene ingannevolmente promosso come tool antivirus in grado di proteggere il computer, i dati degli utenti e le password rimuovendo inoltre file spazzatura e malware.

In realtà, sembra non fare nulla di tutto questo. Secondo gli esperti di sicurezza informatica, Segurazo agisce come un ottimizzatore di sistema che utilizza ed espone risultati falsi positivi e che lanciando continui segnali di allarme spinge l’utente a cercare soluzioni a pagamento per rimuovere tali minacce.

Come se non bastasse, Segurazo aumenta il rischio di essere infettati da altre applicazioni ingannevoli che appariranno dal nulla, in quanto reindirizza gli utenti verso altri siti web dove vengono diffusi software pericolosi promossi a loro volta come legittimi tool di sicurezza, ottimizzazione e disinstallazione, con il rischio di infettare esponenzialmente il PC con ulteriori applicazioni indesiderate.

Gli utenti più esperti non avranno problemi a riconoscere quella che, di fatto, è un vero e proprio tentativo di frode. Tuttavia, soprattutto in questo periodo di lockdown dovuto all’emergenza Covid-19, sono costantemente connesse molte più persone, tra cui minori, anziani o semplicemente utenti meno smaliziati che sono quindi più propensi a cadere in questo tipo di tranello.

Come si diffonde Segurazo e come infetta i PC

È facile infettare il proprio PC o dispositivo mobile con PUP e PUA (Potentially Undesidered Application) navigando su siti non sicuri, che in genere promettono di offrire particolari vantaggi gratuitamente, come i siti di video streaming, o acquisti con sconti incredibili – ad esempio i famosi Ray-Ban scontatissimi o l’iPhone gratis – o in cui sarebbe possibile eseguire il download gratuito di file o software solitamente a pagamento.

Insomma, cose non propriamente legali.

Gli utenti in genere scaricano e/o installano programmi e applicazioni indesiderate attraverso configurazioni di altri software, soprattutto freeware, cioè a licenza gratuita (ricordi le famose barre di ricerca dai nomi improbabili che si agganciavano al browser nei primi anni 2000 quando installavi qualche software scaricato dai siti specializzati in risorse gratuite?).

Chi sviluppa questo tipo di programmi inserisce nel pacchetto del freeware una serie di altre applicazioni, presentandole come offerte extra. L’utente non viene quasi mai avvertito di questi download aggiuntivi, o quanto meno viene avvisato in maniera poco chiara.

Le opzioni di installazione nascondono i PUP e se gli utenti saltano alcuni passaggi (es. lasciare l’opzione Installazione Veloce o Consigliata invece di scegliere quella Personalizzata) tutti questi simpatici “extra”  vengono automaticamente installati nel PC.

In altri casi, PUP e PUA vengono scaricati/installati quando l’utente clicca su annunci spesso discutibili (es. l’iPhone gratis di cui sopra) o pop-up del tipo

“ATTENZIONE! IL TUO PC È STATO INFETTATO! CLICCA SUBITO QUI PRIMA CHE TUTTI I TUOI DATI VENGANO VENDUTI E CHE TI ARRIVI UNA MULTA DAL MINISTERO DELL’INFORMATICA!!!”

o simili, sempre con toni molto allarmistici e addirittura replicando loghi di polizia Postale, Ministero degli Interni ecc.

Questi annunci/pop-up eseguono script che avviano il download o persino il processo di installazione di uno o più PUA.

Per farla breve, installazioni e download involontari sono quasi sempre conseguenza di comportamenti negligenti o imprudenti.

Come si manifesta Segurazo

Secondo la maggior parte dei report su questa applicazione, il programma si manifesta dopo un download sospetto oppure compare dal nulla al successivo avvio del PC.

A quel punto, inizieranno a comparire pop-up di che mostrano i risultati di una scansione che rileva malware, annunci pubblicitari indesiderati, spesso del tipo “Enlarge your penis” et similia – a loro volta generati da adware installati insieme a Segurazo – e altri annunci pubblicitari che promuovono software o tool per risolvere il problema.

L’utente rischia quindi di trovarsi in un circolo vizioso in cui ogni soluzione accettata finirà per infettare ulteriormente il PC con altri programmi e applicazioni indesiderate.

Come evitare Segurazo

Per evitare l’installazione di tool ingannevoli come Segurazo e altri malware, dovreste:

  • prestare attenzione quando cliccate su link sospetti (o evitare proprio di farlo);
  • se accetti di eseguire una installazione, scegliere sempre l’opzione Avanzata o Personalizzata;
  • leggere la guida di installazione e prestare attenzione ai vari passaggi, ad esempio dove vi viene chiesto di spuntare una qualche casella o scegliere tra diverse opzioni;
  • fare attenzione alla EULA o alla Politica sulla Privacy che sito web da cui scaricate DEVE avere ben visibile;
  • scaricare programmi solo da siti web ufficiali o da fonti affidabili. A tale riguardo, ricordiamo che downloader / installatori di software di terze parti, reti peer-to-peer come eMule, client torrent, varie pagine ombreggiate ecc. non possono essere considerati affidabili.

Come liberarsi di Segurazo (SAntivirus)?

Purtroppo le soluzioni proposte online sono molte e non sempre efficaci.

Molti clienti con una semplice disinstallazione del software risolvono, ma in rete sono molti coloro che segnalano talvolta l’inefficacia.

Il consiglio migliore, se ad un primo intervento di buon senso non dovessero seguire risultati, è sempre quello di rivolgersi al proprio consulente informatico di fiducia per una risoluzione efficace e sicura.

Fattura elettronica: dal 1 luglio 2019: le novità sull’invio e la data di registrazione

Fattura elettronica: cosa cambia dal 1 luglio 2019? Le novità e i termini di emissione anche della fattura elettronica differita secondo la nuova normativa!

Come noto a decorrere dal 1 luglio 2019 sono entrate in vigore le nuove disposizioni in tema di fatturazione elettronica introdotte dal D.L. n. 119/2018 che ha apportato importanti modifiche all'art. 21 del D.p.r. 633/1972.

In particolare, nella sua nuova formulazione, l’art. 21, co. 2 lett. g-bis prevede che la fattura debba indicare, oltre che la data di emissione  anche la data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, semprechè tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura”, mentre il comma 4 prevede che “la fattura può essere emessa entro 10 giorni*** dall'effettuazione dell’operazione determinata ai sensi dell’art. 6”.

*** Tale termine di 10 giorni, che riguarda sia le fatture elettroniche che quelle cartacee è stato recentemente elevato a 12 giorni dal D.L. Crescita n. 34/2019.

L’Agenzia delle entrate nella C.M. 17/E/2019 ha fornito importanti chiarimenti in merito alle modalità di emissione e annotazione delle fatture elettroniche, in parte confermando quanto già specificato tramite FAQ o in documenti di prassi pubblicati nei mesi scorsi ed in parte fornendo elementi innovativi rispetto ad alcune problematiche che gli operatori si trovano a dover affrontare.

In merito alla necessità di riportare nel documento sia la data di effettuazione dell'operazione che la data del documento l'Agenzia ha precisato che in considerazione del fatto che per una fattura elettronica veicolata attraverso lo SdI, quest'ultimo ne attesta “inequivocabilmente e trasversalmente” (all'emittente, al ricevente e all'Amministrazione finanziaria) la data e l'orario di avvenuta “trasmissione”, è possibile assumere che la data riportata nel campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file della fattura elettronica sia sempre e comunque la data di effettuazione dell’operazione.

Questo significa che per le fatture elettroniche la data di emissione è la data di trasmissione mentre la data da indicare nel documento è la data di effettuazione dell'operazione.

Termini di emissione fattura elettronica differita

In tema di fatturazione differita l’art. 21 co.  4 lett. a) del Decreto Iva stabilisce che le fatture differite possono essere emesse entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione: sul punto l'Agenzia ha chiarito che il nuovo termine previsto per l'emissione della fattura (12 giorni) non fa venir meno e tantomeno non ha creato una nuova o alternativa modalità di emissione differita dei documenti.

Rimane quindi confermata la possibilità prevista per le cessioni/prestazioni effettuate nello stesso mese al medesimo acquirente o committente  documentate da un ddt o documento analogo, l'emissione della fattura differita entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione indicando gli estremi del ddt o del documento analogo da cui è desumibile il dettaglio delle operazioni effettuate.

Con riferimento alla tematica relativa all'indicazione della data sulla fattura elettronica l'Agenzia, nella C.M. 14/E/2019 ha precisato che in caso di fatturazione differita, riferita ad operazioni eseguite in momenti diversi, è possibile indicare quale data del documento la data dell’ultima operazione.

Esempio

Fattura differita relativa a tre cessioni effettuate in date 2, 10 e 28 settembre 2019.

Data di effettuazioneData di emissione (invio allo Sdi)Numero e data fatturaNote
02.09.2019
10.09.2019
28.09.2019
Entro il 15.10.2019Ft. n.200 del 28.09.2019La fattura elettronica tramite Sdi potrà essere emessa entro il giorno 15.10.2019 indicando nel campo “Data” del file la data dell’ultima operazione (28.09.2019).

Tale impostazione ha creato non pochi dubbi e perplessità tra gli operatori in quanto risulta essere sostanzialmente difforme a quelle che sono le logiche di funzionamento dei sistemi di fatturazione differita che generalmente assegnano come data documento una data fissa scelta dall'utente (solitamente l’ultimo giorno del mese), oltre a creare possibili problematiche di corretta numerazione progressiva dei documenti.

Recentemente Assosoftware ha pubblicato sul proprio sito internet alcune FAQ frutto di interlocuzione con l'Agenzia delle entrate, e tra queste vi è anche un chiarimento in merito alla data della fattura differita.

Qualora nel corso del mese vi siano più operazioni, fermo restando che nella fattura dovranno risultare le date di effettuazione delle stesse (ricavabili dai ddt), nel campo “Data” del documento può essere indicata alternativamente:

  • la data di predisposizione e contestuale invio allo Sdi (“data emissione“);
  • la data di almeno una delle operazioni effettuate nel corso del mese “preferibilmente” la data dell'ultima operazione, come indicato nella C.M. 14/E/2019.

Esempio

Si ipotizzino due consegne avvenute con ddt datati 20.09.2019 e 28.09.2019.
Tre sono le soluzioni proposte:

  1. Data fattura: 30.09.2019
    Invio allo Sdi della fattura nello stesso giorno (30.09.2019)
    Termine di registrazione della fattura nei registri IVA: 15.10.2019
  2. Data fattura: 05.10.2019
    Invio allo Sdi della fattura nello stesso giorno (05.10.2019)
    Termine di registrazione della fattura nei registri IVA: 15.10.2019
  3. Data fattura: 28.09.2019 (o alternativamente 20.09.2019)
    Invio allo Sdi della fattura entro il 15.10.2019
    Termine di registrazione della fattura nei registri IVA: 15.10.2019

Tale ultima modalità descritta potrebbe tuttavia generare problematiche nella numerazione dei documenti, rendendo di fatto impossibile mantenere una coerente progressione di data e numero di fattura.

Termini di emissione fattura elettronica immediata

Per le fatture immediate si dovrà riportare nel campo “Data del documento” la data di effettuazione dell’operazione mentre la trasmissione allo Sdi della fattura deve avvenire entro 12 giorni.

Sul punto infatti l’Agenzia ha chiarito che anche se l’operatore decidesse di “emettere” la fattura elettronica via SdI non entro le ore 24 del giorno dell’operazione (caso tipico della fattura immediata) bensì in uno dei successivi 12 giorni previsti dal novellato art. 21, co. 4 del decreto IVA, la data del documento dovrà sempre essere valorizzata con la data dell’operazione e i 12 giorni citati potranno essere sfruttati per la trasmissione del file della fattura elettronica al Sistema di Interscambio.

Esempio

Si ipotizzi una cessione di beni avvenuta in data 28 settembre 2019.

Data di effettuazioneData di emissione (invio allo Sdi)Numero e data fatturaNote
28.09.201928.09.2019Ft. n.200 del 28.09.2019La fattura viene emessa (generata ed inviata allo Sdi) il medesimo giorno così che la “data dell’operazione” e la “data di emissione” coincidono ed il campo “Data” della sezione “Dati generali” viene compilato con lo stesso valore (28.09.2019).
28.09.2019Entro il 10.10.2019Ft. n.200 del 28.09.2019La fattura può essere generata ed inviata allo Sdi in uno qualsiasi dei giorni intercorrenti tra l’operazione (28.09.2019)  ed il termine ultimo di emissione (10.10.2019) avendo cura di valorizzare la data della fattura (campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file) sempre con la data dell’operazione.

Nel caso in cui la fattura venga emessa in formato cartaceo (o in formato elettronico tramite canali diversi dallo Sdi), fermo restando la possibilità di emettere la fattura immediata entro 12 giorni dalla data di effettuazione, l’Agenzia ha precisato che il documento dovrà riportare se diverse, sia la data di effettuazione dell’operazione che la data di emissione del documento.

Data di registrazione delle fatture emesse nei registri IVA

La registrazione delle fatture emesse nei registri IVA deve avvenire, ai sensi dell’art. 23 del D.p.r. 633/1972 “nell'ordine della loro numerazione ed entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione ma con riferimento allo stesso mese di effettuazione”.

Ciò significa che le fatture emesse concorrono alla liquidazione dell’Iva del periodo in cui le relative operazioni sono state effettuate e l’imposta è diventata esigibile.

Esempio

Cessione del bene avvenuta in data 28.09.2019.

  • La fattura viene predisposta in data 10.10.2019 apponendo sulla stessa la data di effettuazione dell’operazione, ovvero il 28.09.2019;
  • La fattura viene trasmessa in data 10.10.2019 (quindi entro i 12 giorni successivi);
  • La fattura può essere registrata entro il giorno 15.10.2019, dovendo tuttavia concorrere alla liquidazione del mese di settembre (nel caso di contribuente mensile) o del III trimestre (nel caso di contribuente trimestrale).

La data che deve essere obbligatoriamente riportata nei registri è la data del documento (ovvero la data di effettuazione dell’operazione).

Registrazione delle fatture di acquisto nei registri IVA

In merito alla registrazione delle fatture di acquisto e alla detrazione dell’Iva, l’Agenzia delle entrate nella C.M. 14/E/2019 ha ricordato la soppressione dell’obbligo di “numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione”.

Fermo restando che il venir meno di tale obbligo viene tuttavia precisato che:

  • i contribuenti, ove ciò risulti utile all'organizzazione imprenditoriale o professionale, possono comunque  continuare a numerare i documenti relativi agli acquisti effettuati;
  • non è stato invece soppresso, né modificato, l’ulteriore obbligo dettato dall'art. 25, ossia di annotare in un apposito registro le fatture relative a tali acquisti e di attribuire un ordine progressivo alle registrazioni.

In merito alle tempistiche di registrazione delle fatture di acquisto ricordiamo invece che il D.L. 119/2018, modificando l’art. 25 del D.p.r. 633/1972 ha stabilito che è possibile esercitare la detrazione dell'iva sugli acquisti nella liquidazione del mese o del trimestre di effettuazione dell’operazione anche per i documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il giorno 15 del mese successivo, ad eccezione dei documenti di acquisto relativi a operazioni effettuate nell'anno precedente.

Esempio

Operazione  effettuata in data 28.09.2019 documentata tramite fattura emessa in data 10.10.2019:

  • fattura ricevuta in data 10.10.2019;
  • fattura annotata in data 15.10.2019.

Il diritto alla detrazione potrà essere esercitato con riferimento alla liquidazione iva del mese di settembre.

FATTURAZIONE ELETTRONICA: COME FUNZIONA

Dal 2019 scatta l’obbligo della fatturazione elettronica. L’addio al cartaceo porterà a una riduzione dei costi di stampa e spedizione e a una maggiore rapidità nella contabilizzazione. Ecco come compilare e inviare i nuovi documenti

Dal 1° gennaio 2019, come previsto dalla Legge di Bilancio 2018, è scattato l’obbligo della fatturazione elettronica. Di conseguenza, tutte le fatture emesse per la vendita di beni o per la prestazione di servizi potranno solo essere elettroniche. Le nuove linee guida sono valide sia nel caso di prestazioni tra aziende, quindi nel caso in cui siano erogate tra due operatori Iva (le cosiddette operazioni B2B, ovvero tra imprese) che per le operazioni B2C (Business to consumer) dove un operatore Iva fornisce beni o servizi a un consumatore finale.

Come funziona e cosa cambia rispetto alle fatture cartacee

L’adozione della fatturazione elettronica permetterà, oltre che di eliminare l’utilizzo della carta, anche di ridurre i costi di stampa, spedizione e conservazione dei documenti. L’acquisizione di documenti digitalizzati, inoltre, garantirà una maggiore rapidità di contabilizzazione e ci si aspetta che incrementi l’efficienza dei rapporti commerciali tra fornitori e clienti. Rispetto alla versione cartacea tradizionale, i dati obbligatori da riportare sulla fattura elettronica rimangono sostanzialmente gli stessi. La fattura elettronica deve però essere redatta utilizzando un pc, un tablet o uno smartphone e deve essere trasmessa elettronicamente al cliente utilizzando il Sistema di Interscambio (SdI). Nella nuova procedura il Sistema di Interscambio ha un ruolo fondamentale perché è una sorta di postino che ha però in più una duplice funzione. Verifica che la fattura emessa contenga almeno i dati obbligatori ai fini fiscali e l’indirizzo PEC dove il cliente desidera ricevere la copia della fattura. Esegue inoltre un controllo della partita Iva del fornitore e della partita Iva o del codice fiscale del cliente. Una volta che il Sistema di Interscambio ha verificato l’esattezza di queste informazioni, la fattura elettronica viene recapitata al destinatario e l’emittente viene aggiornato con una “ricevuta di recapito” che riporta data e ora di consegna del documento.

Come compilare una fattura elettronica

Per poter compilare una fattura elettronica, oltre a un pc, uno smartphone o un tablet, è necessario dotarsi di un programma in grado di compilare il file della fattura in formato Xml. L’Agenzia delle entrate prevede quattro modalità per predisporre le fatture elettroniche, rivolte soprattutto a chi emette un numero di fatture contenute:

  • Tramite la procedura online disponibile accedendo al portale “Fatture e corrispettivi” sul sito dell’Agenzia delle entrate;
  • Scaricando un apposito software su PC;
  • Installando Fatturae, un’app disponibile per tablet e smartphone sia per i sistemi operativi Android che iOS;
  • Attraverso software privati, spesso rilasciati dagli stessi produttori dei software amministrativi per la gestione della contabilità.

Come inviare una fattura elettronica

Per essere considerate emesse tutte le fatture elettroniche devono essere inviate ai clienti tramite il Sistema di Interscambio. È importante ricordare anche che all’interno della fattura elettronica deve essere riportato l’indirizzo telematico che il cliente ha comunicato al fornitore e che potrà essere un indirizzo PEC o un codice alfanumerico di sette cifre, da inserire nel campo “Codice destinatario”. Per trasmettere il file in formato Xml sono disponibili diverse modalità:

 

 

  • Tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate che consente di caricare il file Xml precedentemente salvato sul proprio pc;
  • Seguendo la procedura dell’app Fatturae;
  • Inviando tramite PEC il file della fattura in allegato all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it;
  • Utilizzando un canale telematico FTP o Web Service, precedentemente attivato con il Sistema di Interscambio.

Il primo ‘sms’ 25 anni fa

'Buon Natale' il messaggio inviato da ingegnere nel '92

Hanno spinto l'industria dei cellulari e cambiato il modo di comunicare di miliardi di persone: gli Sms compiono un quarto di secolo e, anche se indeboliti dallo tsunami di chat come WhatsApp, ancora resistono. A mandare il primo sms della storia è l'ingegnere della Vodafone Neil Papworth il 3 dicembre del 1992. "Merry Christmas", "Buon Natale", è il contenuto del testo che invia dal suo computer al telefonino di un collega su rete Gsm. L'idea era quella di lanciare un servizio di cercapersone, "nessuno aveva idea delle proporzioni che il fenomeno avrebbe assunto", racconta sul suo sito. Il primo sms tra due telefoni cellulari arriva nel 1993 con l'esperimento di uno stagista della Nokia, il finlandese Riku Pihkonen. La tecnologia ci mette un po' a ingranare ma nel giro di pochi anni gli sms diventano di massa.

Il boom arriva a fine anni Novanta a braccetto con quello dei telefonini nelle mani dei più giovani e nel 2007 negli Usa per la prima volta i messaggi scambiati ogni mese superano le telefonate. L'avvento degli smartphone e delle app però cambia tutto, con le chat che cominciano a cannibalizzare gli Sms anche se non dappertutto. Cambiano la forma e il mezzo ma i messaggi digitali sono più importanti che mai. Siano un sms o una chat social, secondo una ricerca commissionata da Facebook in occasione del quarto di secolo compiuto dagli Sms l'80% degli adulti e il 91% dei teenager del globo si scambia messaggi ogni giorno.