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WhatsApp testa i messaggi che si autodistruggono

Whatsapp sta testando l'opzione di auto-eliminazione dei messaggi dopo 24 ore, come parte del più ampio aggiornamento dello scorso novembre, che ha introdotto i post effimeri. A differenza di questi ultimi, che si cancellano dopo una settimana dall'invio, la nuova funzionalità ridurrà decisamente le tempistiche di sparizione dei contenuti, testo, foto e video, permettendo di scegliere una forbice che parte dalle 24 ore e arriva fino a 7 giorni.

La novità, scoperta dal sito WABetaInfo, è ancora in fase di sperimentazione e non è detto che venga rilasciata globalmente, non in un primo momento almeno.

Sempre secondo le informazioni scovate in anteprima, WhatsApp lavora anche ad una funzione di eliminazione automatica delle immagini in iOS e Android, con la quale le foto scompaiono alla chat automaticamente, una volta aperte per la prima volta.

Ciò non darebbe nemmeno modo di effettuare uno screenshot per salvarle nella propria galleria. Inoltre, per i messaggi potrebbe essere attivata un'ulteriore opzioni di privacy, con l'introduzione di una password richiesta quando si effettua un backup e nel momento in cui si ripristina questo su un nuovo dispositivo o in seguito alla re-installazione dell'app. Ad oggi, WhatsApp permette già di proteggere l'accesso alla piattaforma con una password che viene richiesta casualmente, tramite la verifica in due fattori.

Segurazo (SAntivirus): il finto antivirus che sta invadendo i PC in questi mesi

Un software indesiderato e invasivo che sta procurando diversi grattacapi a molti clienti

Negli ultimi mesi molti clienti hanno segnalato problemi riconducibili a Segurazo (anche conosciuto come SAntivirus), un software che si "infiltra" nei computer apparendo all'improvviso e segnalando all'utente problemi nel sistema operativo e/o infestazioni da malware.

Ci si trova, quindi, con un software non soltanto installato "a propria insaputa”, ma anche particolarmente ostico da rimuovere, in quanto continua a ripresentarsi anche dopo che la normale disinstallazione sembra essere andata a buon fine.

La diffusione di Segurazo è molto ampia, al punto che diversi produttori e software house, come Lenovo e Microsoft, molti forum come ad esempio Tom’s Hardware e l’immancabile Salvatore Aranzulla vi hanno dedicato particolare attenzione.

Anche la CFPS ha voluto approfondire l’argomento, cercando in rete informazioni e chiarimenti per capire di che tipo di minaccia si stia parlando e fare un po’ di chiarezza.

Cos’è Segurazo (SAntivirus)

Segurazo è classificato come PUP – acronimo che sta per Potentially Unwanted Program, ovvero Programma Potenzialmente Indesiderato – e viene ingannevolmente promosso come tool antivirus in grado di proteggere il computer, i dati degli utenti e le password rimuovendo inoltre file spazzatura e malware.

In realtà, sembra non fare nulla di tutto questo. Secondo gli esperti di sicurezza informatica, Segurazo agisce come un ottimizzatore di sistema che utilizza ed espone risultati falsi positivi e che lanciando continui segnali di allarme spinge l’utente a cercare soluzioni a pagamento per rimuovere tali minacce.

Come se non bastasse, Segurazo aumenta il rischio di essere infettati da altre applicazioni ingannevoli che appariranno dal nulla, in quanto reindirizza gli utenti verso altri siti web dove vengono diffusi software pericolosi promossi a loro volta come legittimi tool di sicurezza, ottimizzazione e disinstallazione, con il rischio di infettare esponenzialmente il PC con ulteriori applicazioni indesiderate.

Gli utenti più esperti non avranno problemi a riconoscere quella che, di fatto, è un vero e proprio tentativo di frode. Tuttavia, soprattutto in questo periodo di lockdown dovuto all’emergenza Covid-19, sono costantemente connesse molte più persone, tra cui minori, anziani o semplicemente utenti meno smaliziati che sono quindi più propensi a cadere in questo tipo di tranello.

Come si diffonde Segurazo e come infetta i PC

È facile infettare il proprio PC o dispositivo mobile con PUP e PUA (Potentially Undesidered Application) navigando su siti non sicuri, che in genere promettono di offrire particolari vantaggi gratuitamente, come i siti di video streaming, o acquisti con sconti incredibili – ad esempio i famosi Ray-Ban scontatissimi o l’iPhone gratis – o in cui sarebbe possibile eseguire il download gratuito di file o software solitamente a pagamento.

Insomma, cose non propriamente legali.

Gli utenti in genere scaricano e/o installano programmi e applicazioni indesiderate attraverso configurazioni di altri software, soprattutto freeware, cioè a licenza gratuita (ricordi le famose barre di ricerca dai nomi improbabili che si agganciavano al browser nei primi anni 2000 quando installavi qualche software scaricato dai siti specializzati in risorse gratuite?).

Chi sviluppa questo tipo di programmi inserisce nel pacchetto del freeware una serie di altre applicazioni, presentandole come offerte extra. L’utente non viene quasi mai avvertito di questi download aggiuntivi, o quanto meno viene avvisato in maniera poco chiara.

Le opzioni di installazione nascondono i PUP e se gli utenti saltano alcuni passaggi (es. lasciare l’opzione Installazione Veloce o Consigliata invece di scegliere quella Personalizzata) tutti questi simpatici “extra”  vengono automaticamente installati nel PC.

In altri casi, PUP e PUA vengono scaricati/installati quando l’utente clicca su annunci spesso discutibili (es. l’iPhone gratis di cui sopra) o pop-up del tipo

“ATTENZIONE! IL TUO PC È STATO INFETTATO! CLICCA SUBITO QUI PRIMA CHE TUTTI I TUOI DATI VENGANO VENDUTI E CHE TI ARRIVI UNA MULTA DAL MINISTERO DELL’INFORMATICA!!!”

o simili, sempre con toni molto allarmistici e addirittura replicando loghi di polizia Postale, Ministero degli Interni ecc.

Questi annunci/pop-up eseguono script che avviano il download o persino il processo di installazione di uno o più PUA.

Per farla breve, installazioni e download involontari sono quasi sempre conseguenza di comportamenti negligenti o imprudenti.

Come si manifesta Segurazo

Secondo la maggior parte dei report su questa applicazione, il programma si manifesta dopo un download sospetto oppure compare dal nulla al successivo avvio del PC.

A quel punto, inizieranno a comparire pop-up di che mostrano i risultati di una scansione che rileva malware, annunci pubblicitari indesiderati, spesso del tipo “Enlarge your penis” et similia – a loro volta generati da adware installati insieme a Segurazo – e altri annunci pubblicitari che promuovono software o tool per risolvere il problema.

L’utente rischia quindi di trovarsi in un circolo vizioso in cui ogni soluzione accettata finirà per infettare ulteriormente il PC con altri programmi e applicazioni indesiderate.

Come evitare Segurazo

Per evitare l’installazione di tool ingannevoli come Segurazo e altri malware, dovreste:

  • prestare attenzione quando cliccate su link sospetti (o evitare proprio di farlo);
  • se accetti di eseguire una installazione, scegliere sempre l’opzione Avanzata o Personalizzata;
  • leggere la guida di installazione e prestare attenzione ai vari passaggi, ad esempio dove vi viene chiesto di spuntare una qualche casella o scegliere tra diverse opzioni;
  • fare attenzione alla EULA o alla Politica sulla Privacy che sito web da cui scaricate DEVE avere ben visibile;
  • scaricare programmi solo da siti web ufficiali o da fonti affidabili. A tale riguardo, ricordiamo che downloader / installatori di software di terze parti, reti peer-to-peer come eMule, client torrent, varie pagine ombreggiate ecc. non possono essere considerati affidabili.

Come liberarsi di Segurazo (SAntivirus)?

Purtroppo le soluzioni proposte online sono molte e non sempre efficaci.

Molti clienti con una semplice disinstallazione del software risolvono, ma in rete sono molti coloro che segnalano talvolta l’inefficacia.

Il consiglio migliore, se ad un primo intervento di buon senso non dovessero seguire risultati, è sempre quello di rivolgersi al proprio consulente informatico di fiducia per una risoluzione efficace e sicura.

Fattura elettronica: dal 1 luglio 2019: le novità sull’invio e la data di registrazione

Fattura elettronica: cosa cambia dal 1 luglio 2019? Le novità e i termini di emissione anche della fattura elettronica differita secondo la nuova normativa!

Come noto a decorrere dal 1 luglio 2019 sono entrate in vigore le nuove disposizioni in tema di fatturazione elettronica introdotte dal D.L. n. 119/2018 che ha apportato importanti modifiche all'art. 21 del D.p.r. 633/1972.

In particolare, nella sua nuova formulazione, l’art. 21, co. 2 lett. g-bis prevede che la fattura debba indicare, oltre che la data di emissione  anche la data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, semprechè tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura”, mentre il comma 4 prevede che “la fattura può essere emessa entro 10 giorni*** dall'effettuazione dell’operazione determinata ai sensi dell’art. 6”.

*** Tale termine di 10 giorni, che riguarda sia le fatture elettroniche che quelle cartacee è stato recentemente elevato a 12 giorni dal D.L. Crescita n. 34/2019.

L’Agenzia delle entrate nella C.M. 17/E/2019 ha fornito importanti chiarimenti in merito alle modalità di emissione e annotazione delle fatture elettroniche, in parte confermando quanto già specificato tramite FAQ o in documenti di prassi pubblicati nei mesi scorsi ed in parte fornendo elementi innovativi rispetto ad alcune problematiche che gli operatori si trovano a dover affrontare.

In merito alla necessità di riportare nel documento sia la data di effettuazione dell'operazione che la data del documento l'Agenzia ha precisato che in considerazione del fatto che per una fattura elettronica veicolata attraverso lo SdI, quest'ultimo ne attesta “inequivocabilmente e trasversalmente” (all'emittente, al ricevente e all'Amministrazione finanziaria) la data e l'orario di avvenuta “trasmissione”, è possibile assumere che la data riportata nel campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file della fattura elettronica sia sempre e comunque la data di effettuazione dell’operazione.

Questo significa che per le fatture elettroniche la data di emissione è la data di trasmissione mentre la data da indicare nel documento è la data di effettuazione dell'operazione.

Termini di emissione fattura elettronica differita

In tema di fatturazione differita l’art. 21 co.  4 lett. a) del Decreto Iva stabilisce che le fatture differite possono essere emesse entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione: sul punto l'Agenzia ha chiarito che il nuovo termine previsto per l'emissione della fattura (12 giorni) non fa venir meno e tantomeno non ha creato una nuova o alternativa modalità di emissione differita dei documenti.

Rimane quindi confermata la possibilità prevista per le cessioni/prestazioni effettuate nello stesso mese al medesimo acquirente o committente  documentate da un ddt o documento analogo, l'emissione della fattura differita entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione indicando gli estremi del ddt o del documento analogo da cui è desumibile il dettaglio delle operazioni effettuate.

Con riferimento alla tematica relativa all'indicazione della data sulla fattura elettronica l'Agenzia, nella C.M. 14/E/2019 ha precisato che in caso di fatturazione differita, riferita ad operazioni eseguite in momenti diversi, è possibile indicare quale data del documento la data dell’ultima operazione.

Esempio

Fattura differita relativa a tre cessioni effettuate in date 2, 10 e 28 settembre 2019.

Data di effettuazioneData di emissione (invio allo Sdi)Numero e data fatturaNote
02.09.2019
10.09.2019
28.09.2019
Entro il 15.10.2019Ft. n.200 del 28.09.2019La fattura elettronica tramite Sdi potrà essere emessa entro il giorno 15.10.2019 indicando nel campo “Data” del file la data dell’ultima operazione (28.09.2019).

Tale impostazione ha creato non pochi dubbi e perplessità tra gli operatori in quanto risulta essere sostanzialmente difforme a quelle che sono le logiche di funzionamento dei sistemi di fatturazione differita che generalmente assegnano come data documento una data fissa scelta dall'utente (solitamente l’ultimo giorno del mese), oltre a creare possibili problematiche di corretta numerazione progressiva dei documenti.

Recentemente Assosoftware ha pubblicato sul proprio sito internet alcune FAQ frutto di interlocuzione con l'Agenzia delle entrate, e tra queste vi è anche un chiarimento in merito alla data della fattura differita.

Qualora nel corso del mese vi siano più operazioni, fermo restando che nella fattura dovranno risultare le date di effettuazione delle stesse (ricavabili dai ddt), nel campo “Data” del documento può essere indicata alternativamente:

  • la data di predisposizione e contestuale invio allo Sdi (“data emissione“);
  • la data di almeno una delle operazioni effettuate nel corso del mese “preferibilmente” la data dell'ultima operazione, come indicato nella C.M. 14/E/2019.

Esempio

Si ipotizzino due consegne avvenute con ddt datati 20.09.2019 e 28.09.2019.
Tre sono le soluzioni proposte:

  1. Data fattura: 30.09.2019
    Invio allo Sdi della fattura nello stesso giorno (30.09.2019)
    Termine di registrazione della fattura nei registri IVA: 15.10.2019
  2. Data fattura: 05.10.2019
    Invio allo Sdi della fattura nello stesso giorno (05.10.2019)
    Termine di registrazione della fattura nei registri IVA: 15.10.2019
  3. Data fattura: 28.09.2019 (o alternativamente 20.09.2019)
    Invio allo Sdi della fattura entro il 15.10.2019
    Termine di registrazione della fattura nei registri IVA: 15.10.2019

Tale ultima modalità descritta potrebbe tuttavia generare problematiche nella numerazione dei documenti, rendendo di fatto impossibile mantenere una coerente progressione di data e numero di fattura.

Termini di emissione fattura elettronica immediata

Per le fatture immediate si dovrà riportare nel campo “Data del documento” la data di effettuazione dell’operazione mentre la trasmissione allo Sdi della fattura deve avvenire entro 12 giorni.

Sul punto infatti l’Agenzia ha chiarito che anche se l’operatore decidesse di “emettere” la fattura elettronica via SdI non entro le ore 24 del giorno dell’operazione (caso tipico della fattura immediata) bensì in uno dei successivi 12 giorni previsti dal novellato art. 21, co. 4 del decreto IVA, la data del documento dovrà sempre essere valorizzata con la data dell’operazione e i 12 giorni citati potranno essere sfruttati per la trasmissione del file della fattura elettronica al Sistema di Interscambio.

Esempio

Si ipotizzi una cessione di beni avvenuta in data 28 settembre 2019.

Data di effettuazioneData di emissione (invio allo Sdi)Numero e data fatturaNote
28.09.201928.09.2019Ft. n.200 del 28.09.2019La fattura viene emessa (generata ed inviata allo Sdi) il medesimo giorno così che la “data dell’operazione” e la “data di emissione” coincidono ed il campo “Data” della sezione “Dati generali” viene compilato con lo stesso valore (28.09.2019).
28.09.2019Entro il 10.10.2019Ft. n.200 del 28.09.2019La fattura può essere generata ed inviata allo Sdi in uno qualsiasi dei giorni intercorrenti tra l’operazione (28.09.2019)  ed il termine ultimo di emissione (10.10.2019) avendo cura di valorizzare la data della fattura (campo “Data” della sezione “Dati Generali” del file) sempre con la data dell’operazione.

Nel caso in cui la fattura venga emessa in formato cartaceo (o in formato elettronico tramite canali diversi dallo Sdi), fermo restando la possibilità di emettere la fattura immediata entro 12 giorni dalla data di effettuazione, l’Agenzia ha precisato che il documento dovrà riportare se diverse, sia la data di effettuazione dell’operazione che la data di emissione del documento.

Data di registrazione delle fatture emesse nei registri IVA

La registrazione delle fatture emesse nei registri IVA deve avvenire, ai sensi dell’art. 23 del D.p.r. 633/1972 “nell'ordine della loro numerazione ed entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione ma con riferimento allo stesso mese di effettuazione”.

Ciò significa che le fatture emesse concorrono alla liquidazione dell’Iva del periodo in cui le relative operazioni sono state effettuate e l’imposta è diventata esigibile.

Esempio

Cessione del bene avvenuta in data 28.09.2019.

  • La fattura viene predisposta in data 10.10.2019 apponendo sulla stessa la data di effettuazione dell’operazione, ovvero il 28.09.2019;
  • La fattura viene trasmessa in data 10.10.2019 (quindi entro i 12 giorni successivi);
  • La fattura può essere registrata entro il giorno 15.10.2019, dovendo tuttavia concorrere alla liquidazione del mese di settembre (nel caso di contribuente mensile) o del III trimestre (nel caso di contribuente trimestrale).

La data che deve essere obbligatoriamente riportata nei registri è la data del documento (ovvero la data di effettuazione dell’operazione).

Registrazione delle fatture di acquisto nei registri IVA

In merito alla registrazione delle fatture di acquisto e alla detrazione dell’Iva, l’Agenzia delle entrate nella C.M. 14/E/2019 ha ricordato la soppressione dell’obbligo di “numerare in ordine progressivo le fatture e le bollette doganali relative ai beni e ai servizi acquistati o importati nell'esercizio dell'impresa, arte o professione”.

Fermo restando che il venir meno di tale obbligo viene tuttavia precisato che:

  • i contribuenti, ove ciò risulti utile all'organizzazione imprenditoriale o professionale, possono comunque  continuare a numerare i documenti relativi agli acquisti effettuati;
  • non è stato invece soppresso, né modificato, l’ulteriore obbligo dettato dall'art. 25, ossia di annotare in un apposito registro le fatture relative a tali acquisti e di attribuire un ordine progressivo alle registrazioni.

In merito alle tempistiche di registrazione delle fatture di acquisto ricordiamo invece che il D.L. 119/2018, modificando l’art. 25 del D.p.r. 633/1972 ha stabilito che è possibile esercitare la detrazione dell'iva sugli acquisti nella liquidazione del mese o del trimestre di effettuazione dell’operazione anche per i documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il giorno 15 del mese successivo, ad eccezione dei documenti di acquisto relativi a operazioni effettuate nell'anno precedente.

Esempio

Operazione  effettuata in data 28.09.2019 documentata tramite fattura emessa in data 10.10.2019:

  • fattura ricevuta in data 10.10.2019;
  • fattura annotata in data 15.10.2019.

Il diritto alla detrazione potrà essere esercitato con riferimento alla liquidazione iva del mese di settembre.

FATTURAZIONE ELETTRONICA: COME FUNZIONA

Dal 2019 scatta l’obbligo della fatturazione elettronica. L’addio al cartaceo porterà a una riduzione dei costi di stampa e spedizione e a una maggiore rapidità nella contabilizzazione. Ecco come compilare e inviare i nuovi documenti

Dal 1° gennaio 2019, come previsto dalla Legge di Bilancio 2018, è scattato l’obbligo della fatturazione elettronica. Di conseguenza, tutte le fatture emesse per la vendita di beni o per la prestazione di servizi potranno solo essere elettroniche. Le nuove linee guida sono valide sia nel caso di prestazioni tra aziende, quindi nel caso in cui siano erogate tra due operatori Iva (le cosiddette operazioni B2B, ovvero tra imprese) che per le operazioni B2C (Business to consumer) dove un operatore Iva fornisce beni o servizi a un consumatore finale.

Come funziona e cosa cambia rispetto alle fatture cartacee

L’adozione della fatturazione elettronica permetterà, oltre che di eliminare l’utilizzo della carta, anche di ridurre i costi di stampa, spedizione e conservazione dei documenti. L’acquisizione di documenti digitalizzati, inoltre, garantirà una maggiore rapidità di contabilizzazione e ci si aspetta che incrementi l’efficienza dei rapporti commerciali tra fornitori e clienti. Rispetto alla versione cartacea tradizionale, i dati obbligatori da riportare sulla fattura elettronica rimangono sostanzialmente gli stessi. La fattura elettronica deve però essere redatta utilizzando un pc, un tablet o uno smartphone e deve essere trasmessa elettronicamente al cliente utilizzando il Sistema di Interscambio (SdI). Nella nuova procedura il Sistema di Interscambio ha un ruolo fondamentale perché è una sorta di postino che ha però in più una duplice funzione. Verifica che la fattura emessa contenga almeno i dati obbligatori ai fini fiscali e l’indirizzo PEC dove il cliente desidera ricevere la copia della fattura. Esegue inoltre un controllo della partita Iva del fornitore e della partita Iva o del codice fiscale del cliente. Una volta che il Sistema di Interscambio ha verificato l’esattezza di queste informazioni, la fattura elettronica viene recapitata al destinatario e l’emittente viene aggiornato con una “ricevuta di recapito” che riporta data e ora di consegna del documento.

Come compilare una fattura elettronica

Per poter compilare una fattura elettronica, oltre a un pc, uno smartphone o un tablet, è necessario dotarsi di un programma in grado di compilare il file della fattura in formato Xml. L’Agenzia delle entrate prevede quattro modalità per predisporre le fatture elettroniche, rivolte soprattutto a chi emette un numero di fatture contenute:

  • Tramite la procedura online disponibile accedendo al portale “Fatture e corrispettivi” sul sito dell’Agenzia delle entrate;
  • Scaricando un apposito software su PC;
  • Installando Fatturae, un’app disponibile per tablet e smartphone sia per i sistemi operativi Android che iOS;
  • Attraverso software privati, spesso rilasciati dagli stessi produttori dei software amministrativi per la gestione della contabilità.

Come inviare una fattura elettronica

Per essere considerate emesse tutte le fatture elettroniche devono essere inviate ai clienti tramite il Sistema di Interscambio. È importante ricordare anche che all’interno della fattura elettronica deve essere riportato l’indirizzo telematico che il cliente ha comunicato al fornitore e che potrà essere un indirizzo PEC o un codice alfanumerico di sette cifre, da inserire nel campo “Codice destinatario”. Per trasmettere il file in formato Xml sono disponibili diverse modalità:

 

 

  • Tramite il portale “Fatture e Corrispettivi” disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate che consente di caricare il file Xml precedentemente salvato sul proprio pc;
  • Seguendo la procedura dell’app Fatturae;
  • Inviando tramite PEC il file della fattura in allegato all’indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it;
  • Utilizzando un canale telematico FTP o Web Service, precedentemente attivato con il Sistema di Interscambio.

Il primo ‘sms’ 25 anni fa

'Buon Natale' il messaggio inviato da ingegnere nel '92

Hanno spinto l'industria dei cellulari e cambiato il modo di comunicare di miliardi di persone: gli Sms compiono un quarto di secolo e, anche se indeboliti dallo tsunami di chat come WhatsApp, ancora resistono. A mandare il primo sms della storia è l'ingegnere della Vodafone Neil Papworth il 3 dicembre del 1992. "Merry Christmas", "Buon Natale", è il contenuto del testo che invia dal suo computer al telefonino di un collega su rete Gsm. L'idea era quella di lanciare un servizio di cercapersone, "nessuno aveva idea delle proporzioni che il fenomeno avrebbe assunto", racconta sul suo sito. Il primo sms tra due telefoni cellulari arriva nel 1993 con l'esperimento di uno stagista della Nokia, il finlandese Riku Pihkonen. La tecnologia ci mette un po' a ingranare ma nel giro di pochi anni gli sms diventano di massa.

Il boom arriva a fine anni Novanta a braccetto con quello dei telefonini nelle mani dei più giovani e nel 2007 negli Usa per la prima volta i messaggi scambiati ogni mese superano le telefonate. L'avvento degli smartphone e delle app però cambia tutto, con le chat che cominciano a cannibalizzare gli Sms anche se non dappertutto. Cambiano la forma e il mezzo ma i messaggi digitali sono più importanti che mai. Siano un sms o una chat social, secondo una ricerca commissionata da Facebook in occasione del quarto di secolo compiuto dagli Sms l'80% degli adulti e il 91% dei teenager del globo si scambia messaggi ogni giorno.